Opeth, “Watershed”

1. Coil
2. Heir Apparent
3. The Lotus Eater
4. Burden
5. Porcelain Heart
6. Hessian Peel
7. Hex Omega

Mettiamo subito le cose in chiaro: gli Opeth sono uno dei pochissimi gruppi della storia del metal a poter vantare otto album senza un errore. Se vogliamo perdonare le piccole pecche del tanto bistrattato Deliverance (il peggiore del gruppo), per gli altri lavori non è fuori luogo la parola CAPOLAVORO. L’acerbità di Orchid, le meraviglie di Morningrise (per chi vi scrive Black Rose Immortal è una delle migliori canzoni metal di sempre), la violenza di My Arms Your Hearse, il romanticismo di Still Life, la perfezione di Blackwater Park, il crepuscolo di Damnation, la spettralità di Ghost Reveries: insomma, in 12 anni gli Opeth sono diventati uno dei gruppi più osannati dell’Olimpo del metal, rendendosi partecipi di prove di grandi personalità ed autori di veri e propri marchi di fabbrica – ormai quando si ascolta una canzone che alterna riff caleidoscopici a passaggi acustici sognanti e bagnati di prog rock settantiano non si può fare a meno di definirla à la Opeth – nonché di prestazioni live davvero fuori dal comune. Dei miti, insomma.

Da un paio d’anni a questa parte, però, gli Opeth sono passati attraverso due importantissime defezioni: prima lo spettacolare batterista Martin Lopez, poi il chitarrista Peter Lindgren (fondatore del gruppo assieme al cantate/chitarrista/songwriter Mikael Akerfeldt) hanno abbandonato la barca, lasciando due vuoti difficili da colmare. Nonostante ciò, le sostituzioni sono state velocissime, e se il nuovo batterista Martin Axenrot era già in tour con gli Opeth per sopperire alle frequenti crisi di panico di Lopez, il nuovo chitarrista Frederick Akesson non c’ha pensato due volte a lasciare gli Arch Enemy per raggiungere Akerfeldt e compagni. I fan sono stati due anni sulle spine prima di avere fra le mani il nuovo Watershed, che già dal titolo ( “Spartiacque”) faceva presagire qualche cambiamento. Ecco, effettivamente il cambiamento c’è stato: probabilmente è il primo album, assieme a Deliverance, a non poter essere definito un capolavoro. Il songwriting poco ispirato, i riff ripetuti oltremodo e le frequenti citazioni (scopiazzature?) degli Immolation sono un pugno nello stomaco a chi si aspettava l’ennesima opera d’arte. I passaggi acustici sono resi più particolari, certo: la componente prog pinkfloydiana/crimsoniana si fa sentire di più (buono il lavoro di Per Wiberg alle tastiere), ma non basta. E nonostante ci sia un gioiellino come The Lotus Eater, non si può non storcere il naso davanti a questo spartiacque. Fosse un album metal ordinario sarebbe un sette pieno… ma qui parliamo degli Opeth, non scherziamo: il voto è il risultato della media aritmetica. Sperando che oltre questo spartiacque ci siano territori inesplorati e che gli Opeth ritornino gli Opeth.

Voto: 6

Charlie Brown 666

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~ di Charlie Brown 666 su giugno 10, 2008.

2 Risposte to “Opeth, “Watershed””

  1. Troppo inclemente.
    Sebbene si, posso accettare che non raggiunga picchi di divina qualità, ogni pezzo per me è mooolto interessante.
    The Lotus Eater è forse sicuramente la migliore, bellissima, strana, matta, mi piace tantissimo.
    Coil all’inizio certo non è qualcosa di stravolgente, ma è una bellissima intro acustica al disco, un piccolo gioiellino di melodia romantica e sognante.
    Il fatto che duri così poco per me è una cosa molto positiva.
    Heir Apparent ai primi ascolti sembrava monotona anche a me, ma riascoltandola più volte mi sembra ora un pezzo molto potente e alcuni frangenti sono fantastici.
    Mi sembra strano tu non abbia citato Burden…
    E’ un capolavoro!
    Insomma, qualcosa che mancava nella discografia Opeth, anche qua, toni romantici, un pezzo di una bellezza rilassante, valorizzato alla grande dalla voce sempre bellissima di Akerfeldt, che qua si produce in un tipo di cantato che prima non usava.
    Inoltre il finale è geniale eheh 🙂
    Porcelain Heart forse per certi aspetti è il pezzo più debole del disco, ma…strano, ho imparato ad apprezzare anche questo. Anche qui, ci sono alcuni tocchi di classe, ma nel complesso è un pezzo di grande atmosfera secondo me.
    Hessian Peel!? Non la nomini nemmeno?
    Questo, complice la durata, è il pezzo più interessante del disco insieme a Lotus Eater.
    Merita molti ascolti, ora è uno dei miei ascolti preferiti.
    Hex Omega: in giro per la rete l’ho vista bistrattata un po’ da tutti, secondo me è forte, ritmicamente divertente e insomma una buona chiusura di un disco che, pur con i suoi alti e bassi, ricordo essere “il primo” per una formazione sensibilmente cambiata.
    Ma confido in akerfeldt, troverà la migliore dimensione possibile anche con i componenti attuali.

    Quello che gli Opeth secondo me non hanno mai fatto è tirare fuori un disco che non avesse una sua identità precisa.
    Ogni loro album ha un suo carattere, i suoi punti di forza, per questo non potrò mai dire qual’è il mio preferito tra i tanti.
    Anche con quest’ultimo sono riusciti a non copiare sè stessi.
    Watershed resta un disco che non potrò mai liquidare dicendo: ” no, me ne ascolto un altro migliore”.
    Se voglio ascoltare watershed (e in questi giorni lo ascolto molto) ascolto questo, e non potrei sostituirlo con nient’altro.

    Grandissimi Opeth, secondo me non hanno sbagliato nemmeno adesso.

    Ps…Deliverance non è un capolavoro!?
    Aaaaaarrrghhhh!!!!

    Ti dico solo questo:
    tattàttattà tattàttàttàta
    tattàttattà ta tattàttàttàta
    taratataratatà
    tà tàttatà tàttatà tàttatà tàttatà
    tàttattàratàtà

  2. Concordo al 100% con Lorenzo, né una virgola in più né una virgola in meno!! Tutto ciò che ha detto su Watershed è la stessa cosa per me, ogni singola canzone!!
    In più la tua citazione di deliverance mi ha fatto piegare in 2!! Fighissimo a tarattatta!!!
    Aggiungo poi che non considerare Deliverance un capolavoro ci sta…ma ricorda che è stato concepito come mezzo album, insieme al crepuscolo di Damnation (come definito da Charlie Brown 666), quindi sono da considerare un’entità unica, non presi singolarmente (anche se sono usciti separatamente per volere delle solite case discografiche!!).
    L’importante è che non siano MAI banali…e credo che non lo saranno mai!! Opeth RULES!!

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