Bentornato, Dottor Jones!

Dopo circa vent’anni Indiana Jones torna tra noi e lo fa in grande stile. Chi, come me, è nato e cresciuto negli anni Ottanta, ricorda Indy come uno delle icone eroiche di quegli anni fatti di Big-Babol, Converse All-Star e Fido Dido. Steven Spielberg torna dietro la macchina da presa per raccontare di nuovo le avventure dell’eroe col volto di Harrison Ford, mentre il conto è pagato da George Lucas. Il triunvirato che tutti i fan volevano vedere all’azione è ricostruito e pronto a lanciarsi in una nuova, spericolata avventura da fumetto avventuroso stile anni Cinquanta: Indiana Jones e il regno del Teschio di Cristallo. Entro nella sala cinematografica emozionato come una verginella al ballo delle debuttanti. Non ho mai visto un film di Indiana Jones su uno schermo panoramico e ho deciso di farlo nel migliore dei modi: in un multiplex, senza interruzioni di proiezione e su comodissime poltrone superlusso.

Durante la pubblicità si spengono le luci in sala e compare il logo della Paramount, che subito entra in dissolvenza e si ritrova ad essere, in puro stile d’apertura Indiana Jones, parte del film stesso. Una tana di marmotte (anche se per me sono cani della prateria) viene distrutta da un’auto in corsa. Sembra di vedere le riprese di Happy Days e difatti la didascalia toglie ogni dubbio: Nevada, 1957. L’auto, con a bordo dei ragazzi, sfida a gara di velocità un convoglio militare per poi abbandonarlo. Un doppio cambio di protagonisti, pronto a disorientare lo spettatore. Questo convoglio si ferma ad una base militare ed è qui che si rivela essere un manipolo di spie sovietiche. La base militare è l’Area 51 e il prigioniero dei sovietici è facilmente riconoscibile da due indizi: un cappello che cade nella polvere e un’ombra che indossa quel cappello, dopo averlo raccolto. Indy è finalmente tornato. Così come Harrison Ford anche il dottor Jones è invecchiato di circa venti anni. Sempre geniale, eclettico e imprevedibile, Harry Jones Junior assomiglia molto di più a suo padre (interpretato a suo tempo dal grande Sean Connery): impacciato, appesantito dagli anni, lento e “matusa”. Ma Indiana Jones è Indiana Jones, pronto a lanciarsi in inseguimenti acrobatici, a proporci enigmi da sfida e siparietti comici in situazioni non proprio brillanti. La conclusione può far storcere il naso ad alcuni fedelissimi, così come l’utilizzo della Computer Grafica per gli effetti speciali. Molti avrebbero preferito i classici effetti visivi che avrebbero dato quel tocco in più di ritorno agli anni Ottanta, nonostante ciò il film rimane comunque godibile e permette di avvicinare tutti gli spettatori dal “nostro” decennio a oggi.

Ma le avventure dell’uomo col cappello non finiscono qui. La Dark Horse, casa editrice di Milwaukie (si, esatto: la città di Fonzie e Richie Cunningham), già nota per aver pubblicato in USA titoli manga a noi molto noti, come Berserk, Trigun, Akira e Conan lancia un’altra grande sfida. All’ombra dei colossi Marvel e DC, la piccola casa indipendente dopo aver provato ad introdurre fumetti giapponesi, vuole imporsi sul mercato dando alle stampe le avventure cartacee del dottor Jones. Il primo Omnibus, contiene le storie “Indiana Jones and the Fate of Atlantis, Thunder in Orient e Indiana Jones and the Arms of Gold. Successivamente verranno pubblicate altri Omnibus a cadenza quadrimestrale, contenenti svariate storie dell’archeologo avventuriero fino a giungere alla versione a fumetti del quarto capitolo cinematografico per poi proseguire con avventure inedite.

Anche se nato nel 1899, Indiana Jones sembra sia sempre in perfetta forma, pronto ad accompagnarci in mirabolanti avventure alla ricerca di un passato che si confonde tra realtà e fantasia.

Indiana Marius

Per le notizie su Indiana Jones Omnibus, fonte PaniniComics

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~ di the Marius su giugno 2, 2008.

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