Lo spartiacque degli Opeth

Watershed. Spartiacque. Un titolo che porta con sè il sapore di tante pagine voltate e di parole che sarebbe stato meglio non dire, non ascoltare. Un titolo che porta in sè la necessità di andare oltre, ma anche la consapevolezza di un passato che non tornerà e di un futuro con un punto interrogativo. Watershed. Il decimo studio album degli Opeth.

Gli Opeth sono una di quelle band che non ha mai sbagliato un disco. Un piccolo abbassamento di toni, magari, ma mai uno scivolone totale à la Load dei Metallica, per intenderci. Una band che si è sempre contraddistinta per l’immensa classe, per le composizioni epiche e mai noiose, per la venatura prog, per i meravigliosi testi del frontman Mikael Akerfeldt. Una delle migliori heavy metal bands di sempre. Gli esordi videro Mikael Akerfeldt appunto affiancato dall’amico Peter Lindgren ed una spettacolare sezione ritmica composta da Anders Nordin e Johan De Farfalla (uno dei pochi, assieme al mitico Steve diGiorgio, a suonare death metal con un basso fretless). Orchid fa già intendere l’odore di capolavoro, Morningrise è una pietra miliare, e Black Rose Immortal, per chi vi scrive, è tra le dieci canzoni heavy metal più belle di sempre (venti minuti di magia). E siamo solo agli inizi.

Successivamente, il primo cambio di line up nella sezione ritmica con l’ingresso di Martin Lopez e Martin Mendez (rispettivamente basso e batteria) e la pubblicazione di un capolavoro dietro l’altro con la stessa formazione: My Arms Your Hearse e Still Life sono due meravigliosi concept album, con Blackwater Park si aprono le porte del successo e la collaborazione con Steven Wilson (frontman dei Porcupine Tree) alla produzione, chiusa con i due successivi Deliverance e Damnation; infine l’ultimo capolavoro, la nona meraviglia Ghost Reveries, primo album della band ad essere pubblicato sotto Roadrunner, primo album della band con Per Wiberg tastierista a tempo pieno.

Il successo, però, è un’arma a doppio taglio: Martin Mendez non riesce a sopportarlo, gli attacchi d’ansia sono sempre più frequenti, più volte dovrà essere sostituito (anche da personaggi di lusso, come il mitico Gene Hoglan, già batterista di Death e Testament ed in forza agli Strapping Young Lad) finchè non deciderà di lasciare la band nell’estate del 2006, con l’ultimo tour non ancora concluso. Verrà sostituito in pianta stabile da Martin Axenrot (che già ne aveva preso il posto per alcune esibizioni). La doccia gelata, però, arriva quando, a tour concluso, anche Peter Lindgren decide di abbandonare: l’unico componente degli Opeth oltre a Mikael Akerfeldt ad essere comparso su tutti gli album della band non si sente adatto alla vita on the road, tanto più che i suoi apporti alle composizioni del gruppo si erano andati sempre più affievolendo.

Nonostante il colpo subito per l’abbandono dell’amico di sempre, Mikael non si lascia abbattere e recluta Fredrick Akesson (ex Arch Enemy), l’unico ad aver avuto un’audizione, il chitarrista di cui Mikael già decanta le infinite qualità. Adesso siamo pronti: il 3 Giugno vedrà la luce Watershed: vedremo in che modo Mikael ha affrontato la più netta frattura della sua carriera.

Intanto, sul loro sito ufficiale sono apparse le prime immagini del video per Porcelain Hearts, girato da Losse Hoile in un castello seicentesco in Svezia. Qui, invece, la Roadrunner ha messo a disposizione il download gratuito di The Lotus Eater, altra canzone del nuovo album. Oltre a ciò, fino ad ora, sono state svelate la copertina (bellissimo il lavoro dell’ormai collaudato Travis Smith) e la tracklist.

Le premesse sono ottime: sono convinto che, nonostante tutto, gli Opeth non sbaglieranno neanche questa volta.

  1. Coil
  2. Heir Apparent
  3. The Lotus Eater
  4. Burden
  5. Porcelain Heart
  6. Hessian Peel
  7. Hex Omega

In the corner, beside my window

Charlie Brown 666

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~ di Charlie Brown 666 su aprile 22, 2008.

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