Il Visconte Dimezzato

Italo Calvino
“Io penso che il divertimento sia una cosa seria”

Poche pagine, molta ironia.
Il visconte dimezzato ha la forma delle storie raccontate intorno al fuoco. Leggende campagnole, di popolane che hanno visto o sentito, di ragazzini che giurano di aver avuto parenti sugli alberi per tutta una vita.
Il visconte è Medardo di Terralba, un uomo normale, né buono , né cattivo, né carne , né pesce.
E’ giovane in guerra, in Boemia, turchi contro cristiani. Diviso tra il dolore delle perdite umane e l’eccitazione nello squartare e fendere turchi, viene davvero “diviso” a metà da una palla di cannone. Mezza testa, un occhio, mezzo naso, mezza bocca, un braccio, mezzo tronco, una sola gamba. La parte destra.

“A farla breve, se n’era salvato solo la metà, la parte destra, che peraltro era perfettamente conservata, senza neanche una scalfittura, escluso quell’enorme squarcio che l’aveva separata dalla parte sinistra andata in bricioli.
I medici: tutti contenti.-Uh che bel caso!- Se non moriva nel frattempo, potevano provare anche a salvarlo. E gli si misero attorno, mentre i poveri soldati con una freccia nel braccio morivano di setticemia.”

Medardo torna a casa, bardato con un mantello che tiene scoperta la sua parte destra, il resto, cioè il vuoto, è ammantato nel nero tessuto. E’ come un punto esclamativo perennemente appoggiato su un cavallo o su una gruccia. Un profilo di lato e di piatto.
Subito ci s’accorge che Medardo è cambiato. E’ perfido, cattivo. Plasma tutto a propria immagine e somiglianza, mutila fiori e animali,cerca di avvelenare il nipote,che è la voce narrante della storia, incendia foreste e case, spedisce la vecchia badante tra i lebbrosi.

“Medardo condannò Fiorfiero e tutta la sua banda a morire impiccati, come rei di rapina. Ma siccome i derubati a loro volta erano rei di bracconaggio, condannò anch’essi a morire sulla forca.
E per punire gli sbirri, che erano intervenuti troppo tardi, e non avevano saputo prevenire né le malefatte dei bracconieri né quelle dei briganti, decretò la morte per impiccagione anche per loro.
In tutto erano una ventina di persone.”

E’ facile arrivare ad una conclusione: del visconte è rimasta solo la metà peggiore. Ma in quanto cattivo, in quanto uomo si pone delle domande, ha bisogno d’amore. L’amore lo fa invaghire di una contadinotta furba. Il visconte si strugge in mezzi omaggi, in dimezzati bouquet di fiori e parti di lugubre carcasse, alla ricerca di qualcuno che condivida le sue teorie.

“-Così si potesse dimezzare ogni cosa intera,- disse mio zio coricato bocconi sullo scoglio, carezzando quelle convulse metà di polpo,- così ognuno potesse uscire dalla sua ottusa e ignorante interezza. Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l’aria; credevo di vedere tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai metà di te stesso, e te l’auguro, ragazzo, capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso metà di te e del mondo, ma l’altra metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa. E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine , perché bellezza e sapienza e giustzia ci sono solo in ciò che è fatto a brani.”

Ovviamente, la storia ha bisogno di un colpo di scena.
Torna dalla Boemia la parte Buona del visconte. Irreprensibile altruista, indefesso lavoratore avvolto in un insopportabile buonismo, il Buono cerca di riparare dove il Cattivo ha fatto danno. Sono due parti incompatibili, non riuscendosi a compensare, così divisi, ma solo a scontrarsi.
Sono improponibili e goffi; il Cattivo che attenta continuamente alla vita della propria metà, il Buono sempre col perdono in bocca, per il proprio mezzo.
Tra mille discorsi inutili, intrighi di contadini sobillatori e Pamela, contesa tra due parti dello stesso uomo, la storia culmina e finisce in un duello che ha la presa di un collante.
Un romanzo per capire che anche la più grande e comune tematica può essere affrontata con una grossa risata, e che dopo tutto “è chiaro che non basta un visconte completo perché diventi completo tutto il mondo.”

Demian

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~ di Montblanc su aprile 11, 2008.

4 Risposte to “Il Visconte Dimezzato”

  1. Mezzo pipistrello e mezza medusa per un appuntamento, se non ricordo male.
    Ho letto il Visconte Dimezzato secoli fa, mi sa che lo rileggerò 🙂

  2. L’ appuntamento era la sera, vicino al mare:D

  3. Per la precisione a mezza-notte 😀

  4. 😀 😀

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