Bauhaus, “Go Away White”

  1. Too Much 21st Century
  2. Adrenalin
  3. Undone
  4. International Bulletproof Talent
  5. Endless Summer Of The Damned
  6. Saved
  7. Mirror Remains
  8. Black Stone Heart
  9. The Dog’s A Vapour
  10. Zikir

Quando una band storica si riunisce per un nuovo album dopo anni ed anni di silenzio, la critica tende ad avere due comportamenti opposti e, di solito, numericamente in equilibrio: l’urlo al miracolo e la stroncatura senza pietà. Questo è quanto è successo per Go away white, il primo album d’inediti dei britannici Bauhaus da Burning from the inside, del 1983. Il gruppo, capitanato dall’istrionico Peter Murphy, è stato uno dei precursori del gothic rock fra anni settanta ed ottanta, assieme ai Joy Division del compianto Ian Curtis, a Siouxsie & the Banshees ed ai primi Cure. Il loro capolavoro, il debut In the Flat Field (1980), racchiude atmosfere vampiresche, oscure e paranoiche à la Black Sabbath con residui di violenza punk che li avvicina inevitabilmente ai conterranei Clash. Sulla stessa falsariga i tre album successivi: Mask (1981), The sky’s gone out (1982), il succitato Burning from the inside (1983). Poi, come spesso accadeva, dissidi interni portarono allo scioglimento della band: Peter Murphy e David J (bassista della band) si lanciarono in progetti solisti, così come Daniel Ash e Kevin Haskins, rispettivamente chitarrista e batterista (i due collaborarono anche ai due progetti Love and Rockets e Tones on Tail). Quindi, come spesso accade, Peter Murphy si è ricordato di essere stato un’icona dark (comunemente detto the Godfather of gothic), e che quando riunisce tre o quattro persone sul palco di certi festival estivi per cantare Bela Lugosi’s Dead (primo, storico singolo dei Bauhaus) il pubblico impazzisce ancora. Indi per cui, tour (con tanto di data-reunion in pompa magna al Coachella Festival) e nuovo album, questo Go away white dalla doppia critica. Personalmente, credo che sia perlomeno necessario considerare che i Bauhaus sono quelli di 25 anni fa con, ovviamente, 25 anni in più: Peter Murphy non ha più la stessa voce di allora, i ritmi sono quasi completamente privi di sfuriate ma la classe e lo stile (e le bellissime linee di basso di David J) ci sono ancora. Insomma, non riesco a trovare una grande pecca in quello che è, tutto sommato, un ottimo disco, quantomeno per far capire ai ragazzini che il dark-gothic rock non è il genere dei My Chemical Romance.

Non è un 10 ma non è un 4: la virtù sta nel mezzo.

Voto: 7

 

“Bela Lugosi’s dead/Bela is undead”

Charlie Brown 666

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~ di Charlie Brown 666 su aprile 3, 2008.

4 Risposte to “Bauhaus, “Go Away White””

  1. Mi hai incuriosito. Amo quel genere di sonorità.
    A proposito, tu li conosci i “The Mission”?

    P.S. ma un amante dei Led Zeppelin come te li conosce i Tea Party?
    Buon weekend!

  2. ai systers of mercy c’arrivo, i the mission sono in lista d’ascolto (novello del genere gothic nel profondo, capirai 😉 )
    intanto m’attocca la figuraccia: niente tea party, lo ammetto… mi fermo all’album live dei fletwood mac (il live in boston). faccio mea culpa 😥

  3. scusate sono capitato nel forum cercando notizie su una serata dedicata ad ian curtis e ho visto la notizia (splendida) del nuovo album dei bauhaus (peraltro in genere nuovo albume vuol dire nuovo tour, quindi benissimo!), così dico due cose anch’io.

    mission visti un paio di mesi fa a firenze: non il migliore concerto della mia vita, comunque è stato bello rituffarsi in quegli anni; il loro problema, secondo me, è che non hanno grandissimi pezzi.
    sister of mercy, visti pure loro l’anno scorso: delusione della vita; loro i pezzi ce li avrebbero soltanto o non li fanno o se li fanno li riarrangiano i modo orribilie.
    bauhaus, visti un paio di volte negli ultimi cinque anni: grandi.
    i migliori, comunque, almeno dal vivo, rimangono i cure: tre ore di concerto a roma (suppongo anche nell’altra data milanese) il mese scorso, e robert smith non è certo più un ragazzino….

    se però volete un consiglio, se non li conoscete, ascoltatevi i neon (sopratutto rituals): gruppo fiorentino, attivo sin dall’ottanta; sembravano caduti nell’oblio, invece la determinazione di marcello michelotti (voce) e l’eclettismo di piero balleggi (tastiere) li hanno riportati a nuova vita. sono attualmente in tour e fanno un concerto veramente intenso, suonando i pezzi che ce li hanno fatti amare (quello che avrebbero dovuto fare i sister of mercy e non hanno fatto). hanno una pagina su myspace.

    saluti da firenze
    vieri

  4. grazie del contributo 🙂

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