Sanremo 08: 58° Festival della Canzone Italiana

La 58^ Edizione del Festival di Sanremo cade in fondo che più in fondo non si può: i dati dell’auditel sono soltanto un indizio di quanto questo Festival sia stato approssimativo, di quanto la tendenza di Pippo Baudo a ringiovanirlo si sia risolta in un inevitabile buco nell’acqua. Ma mettiamo da parte il 15% di share in meno dell’ultima serata rispetto a quella dell’anno scorso, mettiamo da parte gli spettacoli degni del Bagaglino offerti dalle due (pure bellissime) vallette, mettiamo da parte i siparietti (a tratti scontati, a tratte simpatici) di un Chiambretti che vuole strafare, e concentriamoci sulla gara. Gara? Una gara dovrebbe avere dei giudici degni di tale nome: insomma, ad un festival del cinema votano esperti di cinema, ad una gara di pattinaggio artistico votano degli esperti di pattinaggio artistico… perché allora al Festival per antonomasia il verdetto deve essere riservato quasi totalmente (80%) al Televoto? E soprattutto, che senso ha la Giuria di Qualità? Anzi… che senso ha QUESTA Giuria di Qualità? C’era qualcuno tra i dieci giurati che potesse vantarsi di capire qualcosa di musica? Ascoltare i loro nomi è stato un pugno nello stomaco.
Passiamo ora ai concorrenti. Alla solita canzone d’amore sanremese si è affiancata la canzone dal tema impegnata: scelta un po’ ruffiana (potrebbe pensare che l’obiettivo è farne parlare) ma comunque ben interpretata. I Tiromancino presentano una canzone sul precariato (Il rubacuori) che, a detta del sottoscritto, fosse stata presentata dal solo Federico Zampaglione (a mo di cantautore) avrebbe potuto avere maggior fortuna; L’Aura grida contro la guerra, Frankie Hi-NRG contro l’Italia con in mano il vinile di Storia di un Impiegato di De Andrè. È però Anna Tatangelo a vincere il premio per la canzone più ruffiana: Il mio amico, scritta da Gigi D’Alessio, tocca il tema dell’omosessualità senza sentimento e con una distanza ben mascherata da una buona performance della cantante – un secondo posto che, tutto sommato, visti i metodi di giudizio, ci può stare. Eugenio Bennato ha portato ritmo, Max Gazzè una canzone raffinata e naïf scritta in coppia con Niccolò Fabi, Tricarico, con un episodio struggente e stonato (nel vero senso della parola), ha vinto il premio della critica (quasi una scusa del Festival per averlo fatto cantare ogni sera alle due di notte).
Adesso, le dolenti note.
I Finley! I Finley?? I Finley. La canzone è la solita accozzaglia di parole scontate, ascoltate e riascoltate, nella solita salsa – cambia soltanto che il cantante Pedro, dall’inedita voce roca, sembra arrivato alla fine della pubertà. Guardandoli, mi sono tornati in mente i Velvet di Sanremo 2001 (Nascosto dietro un vetro) e 2005 (Dovevo dirti molte cose): i ragazzini milanesi avrebbero tanto da imparare da loro.
Fabrizio Moro tenta di emulare Vasco senza lo stesso smalto: Eppure mi hai cambiato la vita non è certamente Albachiara.
Mettendo da parte le cariatidi (Minghi, Cutugno, Little Tony), arriviamo alla vetta: perché non c’è Sergio Cammariere?
La sua performance (come quella, da brividi, del 2003) ha coperto l’Ariston di magia, quella vera e genuina (non preconfezionata), con una silenziosa esplosione di virtuosismi ed un particolarissimo feeling con gli altri componenti della sua band che ha contribuito ad alzare il tasso d’atmosfera basso della serata. Ed è qui che casca l’asino: Cammariere settimo? Fosse stato un festival serio (ripeto, con una giuria di intenditori competenti a cui è rimessa la facoltà di scegliere il vincitore) avrebbe sicuramente vinto, senza rubare nulla ai Jalisse del nuovo millennio: Giò di Tonno e Lola Ponce. La loro Colpo di Fulmine (scritta da Gianna Nannini) è cantata bene, molto bene (non per niente i ragazzi si sono conosciuti sul palco di un musical), ma l’interpretazione è stata poco convincente – forse semplicemente troppo pretenziosa – ed in ogni caso, secondo me, non meritava la vittoria. Tutto questo, ovviamente, nascondendo sotto il letto l’innegabile similitudine con Perdere l’Amore, canzone con cui Massimo Ranieri trionfò al Festival proprio vent’anni fa.
Parentesi a parte meritano Elio e le Storie Tese, che sputano in faccia al Festival presentandosi in abiti settecenteschi, con rughe scavate in faccia (giustificate dalla stanchezza) che gli danno un aspetto di morti viventi e parrucche incredibili, quasi a rimarcare il vecchiume della tradizione sanremese (?). La riproposizione del Barbiere di Siviglia di Rossini ha inoltre permesso ad Elio di proporre un acuto inedito per il palco dell’Ariston: fra i vari Figaro previsti dall’opera, Elio ne ha diviso uno, diventato Figa-(pausa)-ro. Risate in sala, complimenti agli Elii.
Infine, tiriamo le somme: il Festival deve indubbiamente cambiare aria, rinnovarsi senza dimenticare le proprie tradizioni (che non significa far partecipare sia Frankie Hi-NRG che Toto Cutugno) e creare una competizione che sia tale, non organizzare lo Zecchino d’Oro dei grandi (Pippo Baudo che legge i voti dei giurati mi ha ricordato Cino Tortorella).

Dopo critiche e polemiche, tuttavia, calzanti sono le parole di Aldo Grasso, che sul Corriere della Sera di ieri ha scritto Prendiamo Sanremo per quello che è, una festa di paese della nostra tv. Schietto, spietato, realistico: senza speranze per il futuro, allora?

Che Dio vi fulmini!

Charlie Brown 666

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~ di Charlie Brown 666 su marzo 3, 2008.

11 Risposte to “Sanremo 08: 58° Festival della Canzone Italiana”

  1. Bah ke dire? Completamente d’accordo con te . A parte l’esibizione di Jovanotti ke ha portato con sè Ben harper, nn ci si poteva perdere proprio niente. Da far notare ke quest’ultimo nn è stato invitato dal Baudo, kui Jovanotti ha schiettamente rimproverato,(molto velatamente), la completa non-conoscenza dell’artista internazionale.

  2. nn conosce ben harper e gli fanno fare sanremo… 😕

  3. Un giudizio sui Frank Head non l’hai espresso per pietosa indifferenza o ti sono piaciuti?

  4. Comunque onore ai vincitori, che qualcosa di buono ce l’hanno: http://holafebbre.wordpress.com/2008/03/04/lola-ponce-nuda/

  5. ammetto: non ho visto i giovani 😕

  6. Non hai visto in Frank Head? Fortunello… 😛

  7. 😀

  8. Devo dire ke mi è piaciuta anke l’esibizione di Giorgia. Nn ricordavo avesse una siffatta voce. Colpito davvero piacevolmente.

  9. i Finley sono stati bravissimi,al contrario di molti altri che facevano schifo!(tipo lola ponce) e poi non é vero che la voce di Pedro è roca e che sembra appena uscito dalla pubertà,infatti è bellissimo.

  10. e che c’entra l’essere bellissimo con la voce e la pubertà?

  11. Scè, non capisci niente. Mica serve la voce per cantare? Bisogna essere bellissimie fighi. Non vedi i Tokio Hotel, i Finley e Vasco Rossi? Freddie Mercury aveva i baffi e i dentoni, che credi, mica cantava bene? Che poi belli non ce li vedo, a questi… Mah!

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