Buena Vista Social Club

Il Buena Vista Social Club era un club dell’Avana, sorto nel 1932, punto di riferimento per gli afro-cubani residenti nella capitale. Ce n’erano altri, di club, all’Avana: ad ognuno faceva capo un’etnia e a quell’etnia era riservato l’accesso. Le attività in cui fermeva la vita dei club cubani erano molteplici: si passava dalla cultura a corsi di cucito alla musica, al ballo. Ed era proprio per la musica che il Buena Vista Social Club divenne un punto di riferimento nella vita notturna dell’Avana: straordinarie big-band incendiavano il locale ogni sera, passando dal mambo alla rumba attraverso il son cubano ed il cha-cha-cha. E non erano solo i locali a riempirsi di gente: davanti al club, infatti, si affollavano frotte di bianchi (a cui era interdetto l’accesso) che danzavano per le strade.
Poi arrivò la rivoluzione, e vennero meno le differenze razziali e le associazioni che le accentuavano: nel 1962 il Buena Vista Social Club chiude i battenti.
La leggenda, però, non finisce qui: anzi, probabilmente è qui che comincia.
Ry Cooder, mitico chitarrista statunitense, venne invitato da Nick Gold della World Circuit Records a registrare a l’Avana con due musicisti africani. Questi, però, non riuscirono ad arrivare a Cuba – problemi con i visti – e Cooder e Gold cambiarono i loro piani: decisero, folgorati dall’atmosfera cubana, di resuscitare il sound del son. Gold era già stato coinvolto in un progetto del genere, dopo aver pubblicato, con la sua etichetta, alcuni lavori del progetto Afro-Cuban All Stars, guidato da Juan de Marcos Gonzales. Alcuni membri di questo progetto, più altre vecchie guardie della musica cubana, furono riuniti per ridar vita allo spirito del Buena Vista: ne nacquero un disco (uscito nel 1997, vincitore di un Grammy nel 1998) ed un film-documentario (1999). Ibrahim Ferrer, Ruben Gonzales, Manuel Mirabal, Eliades Ochoa ed il mitico Compay Segundo furono solo alcuni dei supernonni che parteciparono al progetto: molti erano sugli ottant’anni, Compay Segundo ne aveva addirittura 89.
Si dice, però, che lo spirito non invecchia: questo lavoro ne è la prova.
E quando sentite qualcuno dire che l’alma de Cuba è racchiusa in un rum, non ve ne curate, non statelo nemmeno a sentire: disprezzatelo, al massimo, e, guardando questo video, compiangetelo.

(Buena Vista Social Club, Chan Chan)

Charlie Brown 666

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~ di Charlie Brown 666 su febbraio 28, 2008.

Una Risposta to “Buena Vista Social Club”

  1. Ricordo perfettamente il giorno in cui andai a vedere il documentario di Wim Wenders… un mercoledì pomeriggio in una piccola sala dietro via del corso. Poche altre volte sono stato così contento di essere stato al cinema.

    De Alto Cedro voy para Marcané… Llego a Cueto voy para Mayarí…

    Semplicemente favoloso.

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