‘Stardifiglidunkane, io sono Lobo!

“Ci kredi? Ci credi ke cualcuno mi ha fatto uno skertz’ del genere – a me! Sikario reale e flagello del kosmo?”

Con queste parole si presenta al suo pubblico nel primo numero della serie a lui dedicata. Con catene, stivaloni, giubbotto di pelle, baffoni e un modo di parlare tutto suo, Lobo fa il suo ingresso a pieni voti nel mondo dei comics.

Nato nel 1983 per mano di Keith Giffen e Alan Grant, l’antieroe per eccellenza esordisce sulle pagine di Omega Men avvolto in una tutina arancione e viola; Lobo era un Velorpiano, ultimo della sua razza scampato al destino dei suoi, massacrati dagli Psion. Una versione che lo ritraeva poco antieroistico e molto supercriminale classico. Ovviamente non ebbe successo e fu gettato nel dimenticatoio.

Nel 1986, la DC Comics pubblicò due opere, frutto di altrettanti artisti quali Alan Moore e Frank Miller che rivoluzionarono il mondo dei supereroi. Sto parlando di Watchmen e Batman: il ritorno del Cavaliere Oscuro. Queste graphic novel posero l’accento su un’umanità e una fragilità che molti supereroi avevano perso, altri non avevano mai avuto. Gli autori più furbi capirono che il tread da seguire era giocare sulla consizione umana dell’eroe, ma i più giocarono solo sulle cupe ambientazioni che erano state di base per quelle graphic novel e che avevano come scopo quello di sottolineare il male di vivere che dilagava.

Fu così che Lobo ritornò in gioco. Il suo scopo era prendere in giro quelle ambientazioni cupe e senza senso. Cambiò radicalmente aspetto, diventando un motocisclista galattico, con borchie e catene, baffi e spinosissimi capelli lunghi. Un’indomita sete di violenza e uno skratz’ di linguaggio appropriato. Egocentrico, egoista, perverso, dannatamente sfacciato e senza peli sulla lingua, Lobo dedica tutta la sua vita ai massacri. Ogni cadavere che lascia sul suo cammino è soltanto un buon skrakatz’ di motivo per accendersi un sigar’oh.

Il Main Man esordisce in questo modo sulle pagine della JLI (Justice League International), pronto a farli fuori grazie all’ingaggio di un commerciante interstellare. Ed è subito successo. Lobo a a breve riceve la sua testata personale. Corre l’anno 1990.

Entrato a far parte della L.E.G.I.O.N., la forza di polizia galattica, è alle strette dipendenze di Vril Dox il quale, sfruttando la morte di un delfino spaziale (l’unico essere che l’Uomo non ha il cuore di ammazzare) riesce a soggiogare ‘Bo e farlo lavorare per lui. Per Dox è un affare poter contare su un essere nato per combattere e distruggere, uno dei pochi che riesce ad affrontare l’Uomo d’Acciaio a mani nude. Il segreto della forza e possenza di Lobo sta nelle sue stesse origini, riscritte per l’occasione. Rimane pur sempre un alieno non è più un Velorpiano ma uno Czarniano. L’ultimo della sua razza. Si racconta che esisteva un mondo perfetto su quel pianeta ai confini del cosmo. “ Czarnia, paradiso di pace e amore, gioia e serenità, aveva giornate lunghe e notti dorate, era un luogo in cui i desideri dei sognatori erano esauditi. Non c’era guerra. Non esisteva la fame. La morte arrivava solo per coloro che la sceglievano in alternativa alla vita eterna. Non esisteva la violenza.”Almeno fin quando nacque Lobo. Alla sua nascita la levatrice fu il primo Czarniano a impazzire dopo millenni. La pace pian piano scomparve e iniziò a grondare il sangue delle vittime del piccolo ‘Bo. Tutta questa sofferenza, per Czarnia durò fino a che, sotto grondandi risate, Lobo distrusse una fialetta contenente un virus-parassita da lui stesso scoperto. Un virus che colpiva migliaia di persone contemporaneamente e che provocava la morte nel giro di pochi minuti. Fu così che su Czarnia l’unica forma di vita rispose al nome di LOBO!

La prima missione del Flagello del Kosmo fu ritrovare la “penultima Czarniana”, un altro esemplare della sua razza, scampato miracolosamente all’epidemia. Altri non è che che la signora Tribb, la maestra di Lobo. Il Main Man deve condurla sana e salva da Vril Dox, deve scortare la “dolce” vecchina, estradata perché accusata di frode. Durante il viaggio di consegna, Lobo è inseguito da un gruppo di camionisti, inseguiti a loro volta da un gruppo di motociclisti spaziali chiamati “Figli di Lobo”, da un gruppo di vecchine pronte a dirne quattro alla signora Tribb e dalla S.W.A.T. Team di L.E.G.I.O.N. Inutile dirvi che il finale è davvero col botto.

Come la sua controparte femminile, Tank Girl, Lobo è dedito alla violenza gratuita e alla lingua sciolta, all’alcol come al tabacco, non disdegnando il sesso. Mentre la ragazza di origini inglesi scorazza in strambe avventure per le lande australiane, il Czarniano gironzola per i pianeti lasciando cadaveri e forme di vita mutilate. Come ho accennato settimana scorsa, l’antieroe col chiodo e catene sembra essere influenzato anch’egli dalla musica, quella metal e trash metal, quella di gruppi come Metallica, Slayer, Pantera, Exodus, Possessed, Venom, Pestilence, Cannibal Corpse. In realtà Lobo è anche personalmente influenzato dal metal. Prima di annientare gli Czarniani, si fece impiantare una radio sintonizzata su una stazione trash metal nonstop direttamente nel cervello. Fu probabilmente questa la causa che lo portò alla sconfitta per mano di Vril Dox, l’unica persona ad aver vinto contro di lui. Dox non era assolutamente in grado di battere l’Uomo, ma ebbe un colpo di fortuna: la stazione radio che ascoltava il ‘Bo fu colpita da un meteorite e fu costretta a sospendere la programmazione. Fu la mancanza di musica assordante che fece scendere le difese dell’alieno lasciando vincere il capo di L.E.G.I.O.N.

Le tavole sono solitamente ricchissime di particolari, macchinari, graffiti e personaggi. Ognuna di esse gode di una particolarità unica e dissacrante. Lo stile sporco ma minuzioso di Simon Bisley si adatta perfettamente alle ambientazioni cupe e grottesche di Lobo, unite all’ umorismo nero e demenziale di Giffen e alla colorazione piatta e spenta delle suddette tavole. In Lobo ogni caratteristica è esaltata, magistralmente esagerata così che Lobo non perdi mai quella sua “missione” di presa per il culo dei supereroi, che il protagonista stesso chiama “mascelloni”. A dare un pizzico di personalizzazione in più all’alieno che sembra aver suonato con i Kiss è un linguaggio colorito ma reso particolare da espressioni come Sktratz’, Straskratz’, Mapporkos’krugno e ‘Stardofigliodunkane.

Lobo può piacere o non piacere, tutto dipende dal vostro stomaco e dalla vostra sopportazione. Ma che volete farci? In fin dei conti Lobo è solo colui che ha ucciso Babbo Natale

Mapporkos’krugno,

the Marius

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~ di the Marius su febbraio 18, 2008.

4 Risposte to “‘Stardifiglidunkane, io sono Lobo!”

  1. Concordo con la bellezza delle tavole di Bisley, ma mi pare d’aver visto all’opera su lobo anche un ottimo Sam Kieth.

  2. Kieth ancora non ci sono arrivato, ma ho visto le cover di Mignola 😀

  3. […] energia e adrenalina paragonabile solo alla sua controparte americana, nata nello stesso periodo, Lobo, violento, arrapato e tossico rappresenta lo spirito degli anglosassoni d’oltreoceano. A […]

  4. Ha ucciso Babbo Natale : questo basta a farne il mio eroe e modello!

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