La morte di Ivan Il’ iĉ

“La storia della vita di Ivan Il’iĉ era la più semplice, la più comune e la più terribile. Era morto a quarantacinque anni, consigliere di Corte d’appello.”

Lev Tolstoj

Lev Nikolaevič Tolstoj aveva un chiodo fisso: fuggire.
Pare sentisse sempre il peso di ogni occupazione, ogni particolare inerente alla vita familiare o lavorativa, sociale, politica.
Corse via da qualcosa per una vita intera,fuggiva, naturalmente ossessionato
dal pensiero della morte. Fuggire dalla morte è fuggire dalla vita e quindi fuggire incontro alla morte, caderle dritto tra le braccia. L’unico modo per esorcizzarle la paura si rivelò essere scrivere. Sulla morte, della morte, con la morte. E così scrisse “La morte di Ivan Il’iĉ”.

Ma come si può parlare della morte? La morte è universale, di tutti coloro che vivono.
Se la morte è uguale per tutti, basterà parlare di Una morte per esprimere La morte?
Una morte è La morte di Ivan Il’iĉ Golovin. La morte di Ivan Il’iĉ è il frutto della sua vita, Una vita che è La vita, quella più semplice, quella più simile a tutte le altre vite.
Una vita normale, una vita classicamente vissuta. L’infanzia felice, la giovinezza per lo studio, il matrimonio, l’ascesa nella vita lavorativa, i figli.
E poi la malattia. Un problema ad un rene. Una fine lenta.
La convinzione di poter guarire, l’illusione delle medicine poi la consapevolezza pian piano di stare morendo. Nessuno attorno a lui che gli dica la verità, nessuno che abbia pietà di una persona morente, nessuno che accetti la malattia come unica realtà, tutti la considerano qualcosa di superfluo e passeggero. Solo un servo,Gerasim, non ha paura di questo nuovo stato dell’essere, non ha paura di Una morte che è comunque La morte e toccherà tutti. Tramite Gerasim, Ivan Il’iĉ comincia a maturare, negli ultimi giorni di malattia, teorie sulla morte e sulla vita. La vita è l’anticamera della morte, come si è vissuto così si morirà.
Urla “Non Vogliooo” e quella “o” si protrae per tre giorni di agonia. Un urlo smisurato.

Fino a che :
“Finita la morte,-disse a se stesso.-Non c’è più.”
Trasse un respiro, si fermò a metà,si distese e morì.

Demian

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~ di the Marius su febbraio 8, 2008.

6 Risposte to “La morte di Ivan Il’ iĉ”

  1. “noi eravamo quello che voi siete, e quello che noi siamo voi sarete”

  2. Non mi pare che codesta farse sia mai stata partorita da Tolstoj…

  3. no infatti quella che ho citato è una iscrizione che si trova all’ingresso di un cimitero di un convento di Cappuccini la quale tratta lo stesso tema del articolo motivo per il quale mi andava di citarla 😀

  4. Uhm.. Quindi se io dicessi “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me” ci starebbe a pennello perchè è l’epitaffio inciso sulla tomba di Kant?

  5. guaglio, guaglioni…..
    Non c’è bisogno di polemizzare..tanto vi toccherà 😀

  6. Io cedo tranquillamente il posto

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