The Indian Runner

Poco più che ventenne, Sean Penn aveva detto a Bruce Springsteen, avvicinandolo per la prima volta: “Un giorno voglio fare un film dalla tua canzone Highway Patrolman”.Era il 1982.

Highway Patrolman – Bruce Springsteen

My name is Joe Roberts I work for the state
I’m a sergeant out of Perrineville barracks number 8
I always done an honest job as honest as I could
I got a brother named Franky and Franky ain’t no good

Now ever since we was young kids it’s been the same come down
I get a call over the radio Franky’s in trouble downtown
Well if it was any other man, I’d put him straight away
But when it’s your brother sometimes you look the other way

Me and Franky laughin’ and drinkin’ nothin’ feels better than blood on blood
Takin’ turns dancin’ with Maria as the band played “Night of the Johnstown Flood”

I catch him when he’s strayin’ like any brother would
Man turns his back on his family well he just ain’t no good

Well Franky went in the army back in 1965 I got a farm deferment, settled down, took Maria for my wife
But them wheat prices kept on droppin’ till it was like we were gettin’ robbed

Franky came home in ’68, and me, I took this job

Yea we’re laughin’ and drinkin’ nothin’ feels better than blood on blood
Takin’ turns dancin’ with Maria as the band played “Night of the Johnstown Flood”
I catch him when he’s strayin’, teach him how to walk that line
Man turns his back on his family he ain’t no friend of mine

Well the night was like any other, I got a call ‘bout quarter to nine
There was trouble in a roadhouse out on the Michigan line
There was a kid lyin’ on the floor lookin’ bad bleedin’ hard from his head there was a
girl cryin’ at a table and it was Frank, they said
Well I went out and I jumped in my car and I hit the lights
Well I must of done one hundred and ten through Michigan county that night

It was out at the crossroads, down round Willow bank
Seen a Buick with Ohio plates behind the wheel was Frank
Well I chased him through them county roads till a sign said Canadian border five miles
from here
I pulled over the side of the highway and watched his taillights disappear

Me and Franky laughin’ and drinkin’
Nothin’ feels better than blood on blood
Takin’ turns dancin’ with Maria as the band played “Night of the Johnstown Flood”
I catch him when he’s strayin’ like any brother would
Man turns his back on his family well he just ain’t no good.

Dieci anni dopo, Sean Penn scrive una sceneggiatura perfettamente fedele al teso della canzone e realizza il suo primo film dietro la macchina da presa.
Come raccontano le note di Springstee, siamo nel 1968: dopo anni di separazione due fratelli si rincontrano. Joe ha sposato una donna messicana (interpretata dalla non troppo messicana Valeria Golino!), è un padre entusiasta ed affettuoso, è un bravo poliziotto anche se continua a rimpiangere la sua vecchia fattoria. È l’eroe del paese.
Franky è appena tornato dal Vietnam. È un ragazzo violento, irresponsabile, sempre con le manette ai polsi, incapace di mantenere rapporti stabili e positivi con i suoi genitori, con la sua ragazza.
Joe e Franky non hanno niente in comune. Tranne il sangue.

The Indian Runner è un film ambizioso e imperfetto, sincero e crudo, così lontano da ogni moda e tendenza del cinema americano da sembrare anacronistico: che è pregio non da poco. La regia di Penn mostra l’andatura acerba e incerta dell’esordio, spesso sul punto di scivolare e, tuttavia, sempre in grado di mantenere il suo equilibrio (ad eccezione forse della scena finale dove il patetismo è davvero mal dosato). Ma la direzione degli attori è ottima e sostiene tutto il film, dando grande spessore ai personaggi.
Misurato, credibilissimo e impeccabile, David Morse sa gestire un ruolo difficile, contraddittorio. Quello di un uomo che crede fermamente nei vecchi valori della famiglia e del lavoro, che vive per quei valori, affermando sempre un profondo, autentico senso del dovere e delle proprie responsabilità. Eppure, è un personaggio infelice e incompiuto. Un personaggio ferito. Lavora per lo Stato, per quello stesso Stato che gli ha strappato la sua terra. E la terra, la sua terra, era l’unica cosa che Joe Roberts volesse veramente. C’è sempre un dolore nascosto nei suoi occhi, un dolore che affronta giorno per giorno facendo del suo meglio. Un dolore che gli permette di capire, di amare suo fratello.
Bellissimo, magnetico e inarrestabile, Viggo Mortensen è una maschera di odio e rancore, la sua interpretazione vale tutto il film. Il personaggio di Frankie, continuamente precipitato in eccessi di ira e violenza, votato alla distruzione e alla solitudine, sembra portare dentro la rabbia di una generazione, di un popolo. Sembra incarnare quel bisogno di libertà e di riscatto che si cela latente e inosservato in tutti gli uomini. Ma che, dentro di lui, assume i tratti di una insolvibile maledizione. A differenza del fratello, Frankie non può rifugiarsi nelle certezze della famiglia, del proprio valore e del proprio onore. Perché ogni cosa è svuotata di senso, è il gioco di un bambino con una pistola di legno. In un mondo troppo cresciuto.

Il rapporto fra i due uomini, è reso impossibile dalle pressioni, dalle censure, dalle ipocrisie della piccola provincia americana, incapace di proteggere i suoi figli e il suo passato. Davanti al vuoto di un’America superstite (dalla guerra del Vietnam come da tanti altri conflitti dimenticati), Joe si costruisce un’armatura di convinzioni, di affetti sinceri, di necessarie rinunce. Frankie, il più debole, il più tormentato, scatena la sua rabbia e afferma la sua irrazionale, incontrollata forza, la sua selvaggia autenticità. il suo disprezzo per tutto e, soprattutto, per se stesso.
Ma lontani dai bar e dalle autostrade, soli nella natura buia e rumorosa, in una fisicità spontanea ed esuberante, i fratelli ritrovano l’essenza del loro legame, condividono una voglia di esistere che è insieme gioia ed espiazione di una colpa senza nome e senza età. Una colpa ancestrale di tutta l’America contro la terra stessa che li ospita, contro il messaggero indiano che un tempo percorreva senza paura quelle stesse pianure. E nessun orso poteva attaccarlo…

F.

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~ di Charlie Brown 666 su gennaio 29, 2008.

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