Amleto, Principe di vendetta

Amleto, principe di Danimarca. Amleto, figlio di Danimarca. Amleto, nipote d’assassino. Amleto, figlio di puttana.

Amleto è un fiore fragile e velenoso, tutto ciò che lo sfiora muore e un po’ lo uccide, anche.
Amleto è lo spettro di suo padre, che rivela e ordina, tradimento e morte.
È così che comincia l’Amleto, tre sentinella a guardia e un’apparizione: il Re di Danimarca da poco morto.
E quando lo spettro appare al figlio vomita la verità sulla sua morte, segna la vita di Amleto, decide il suo destino. Lo spettro parla, racconta: il fratello l’ha ucciso avvelenandolo, ha usurpato il trono sposando la moglie, Gertrude, appena vedova. Vendetta vuole, solo vendetta. Giustizia dice, solo giustizia.
E Amleto non dorme, rinnega l’amore, gli amici, la madre che si è venduta.
Un pensiero, solo uno: vendicare. E poi la vita, la sua è relativa, quasi inutile strumento a sé stessa, utile solo a chi la vita non l’ha più, braccio del padre, involucro vuoto di una rabbia che gli appartiene solo in parte.
Nulla lo scuote, nemmeno la morte dell’amore prima, la pazzia e il suicidio di Ofelia poi.
Ofelia che tanto lo amava e tanto era amata. Ofelia che s’uccide per colpa di un Amleto spietato che nega e rinnega l’amore che c’è stato.
Ma Amleto ha smesso d’amare, di vivere, perché uno spettro, un fatuo collegamento tra due mondi ha detto l’unica verità, e ha capito, o si è convinto, che la verità, la verità vera, non è in questo mondo, né in questa vita, né in quello che si rivela concreto.

“Essere o non essere; questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’ iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire: dormire; nulla di più; e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte. Morire, dormire, sognare forse: ma qui è l’ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: è la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti. Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, l’oltracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l’incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso: e dell’azione perdono anche il nome. Basta ora”. (Amleto, atto III,scena I)

Pensa, pensa e si finge pazzo per poter sembrare innocuo e si beffa del Re mettendo in scena la rappresentazione della vera morte dell’unico Re suo padre.
E Il Re sospettoso avvelena una coppa, e Amleto e Laerte, fratello di Ofelia, si scontrano, e i veleni, le spade e la rabbia recano la morte indiscussa a tutti.

Demian

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~ di Demian su gennaio 18, 2008.

2 Risposte to “Amleto, Principe di vendetta”

  1. Complimenti vivissimi Demian!
    Un articolo davvero bello e completo.
    Mi è piaciuto!:D

  2. E poi non dimentichiamo che si tratta sempre di William Shakespeare, non di Federico Moccia! -.-!” Ancora complimenti!

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