I migliori dischi del 2007 (IMHO)

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#1. Alcest – SOUVENIRS D’UN AUTRE MONDE*

Uscito in Agosto via Prophecy Records, il primo full lenght del progetto solista di Neige (chitarrista dei Peste Noire, anche negli Amesoeurs e nei Forgotten Woods) si discosta dal black metal dei due ep che l’hanno preceduto (quando gli Alcest erano ancora un gruppo) per avvicinarsi alle nuvole. La leggerezza e la purezza, la malinconia e la nostalgia, la tristezza: mille sensazioni fuse e colorate in un unico capolavoro. Da non perdere.

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#2. Novembre – THE BLUE**

Proprio in Novembre il gruppo capitolino è ritornato sulle scene un anno dopo l’acclamatissimo Materia. The Blue, sempre per la Peaceville, riproduce alcune delle sonorità che hanno contraddistinto l’ultima esperienza discografica non dimenticando tuttavia gli esordi: ecco quindi che scompaiono le liriche in italiano e ricompare un massiccio uso del growl, mentre le clean si avvicinano molto a Materia, con linee vocali sognanti ed orecchiabili. In Nascence, traccia riuscitissima, compare la bellissima voce di Francesca Iacorossi. Bluecracy entra subito in testa, Zenith è una perla rara. Insomma, lavoro impeccabile e meraviglioso. Come al solito, del resto.

#3. Porcupine Tree – FEAR OF A BLANK PLANET***

Dopo due capolavori come In Absentia e Deadwing, l’attesa era grande, ed il nuovo album di Steven Wilson e soci non ha deluso le aspettative. Uscito in Aprile sotto la Roadrunner, l’album si lancia in composizioni più lunghe e complicate rispetto alle prove precedenti (un esempio su tutte, i 17 minuti di Anesthetize) esplorando nuovi territori e inasprendo il proprio suono. Il lavoro lirico e musicale si amalgama perfettamente, fotografando una generazione di giovani imbelle, autistica, lobotomizzata dai media: una fotografia che sembra scattata da Gus Van Sant. L’EP Nil Recurring, uscito a Settembre e distribuito in rete ed alla fine dei concerti, continua sulla stessa falsariga – una vera e propria appendice. Impreziosiscono il lavoro le apparizioni di Alex Lifeson dei Rush e di Robert Fripp.

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#4. Long Distance Calling – SATELLITE BAY

Sono rimasto piacevolmente colpito ascoltando il primo lavoro del gruppo berlinese: i ragazzi sono capaci di passare da atmosfere cadenzate da bassi granitici tipiche dei Tool a passaggi che passano dallo shoegaze all’heavy più veloce, il tutto immerso in atmosfere da post-rock futuristico. Il disco è quasi completamente strumentale, se escludiamo la piacevolissima ospitata di Peter Dolving dei The Haunted in Built without hands. Ciò che ci offre questa prova è una caleidoscopica finestra smerigliata su un mondo che è desolazione e speranza, oscurità e sogno, il tutto con una classe che non lascerebbe pensare ad un debut. Decisamente da apprezzare e tenere d’occhio!

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#5. Machine Head – THE BLACKENING

Allora, parliamoci chiaro: The Blackening è l’album che ha maggiormente scosso la scena heavy metal, quest’anno. I Machine Head erano, fino all’anno scorso, un ottimo gruppo thrash che non si era ancora reso protagonista di un salto di qualità degno di questo nome. Fino, appunto, all’uscita di un album, questo The Blackening, di limpidissimo thrash metal old school. Composizioni lunghe e complesse come Cletching the Fists of Dissent, sputi in faccia al mondo in memoria di vecchi amici in Aesthetics of Hate (in memoria di Dimebag Darrell) ed il riff stratosferico di Halo (fa venire voglia di pogare in ogni momento) sono solo alcuni degli elementi che ne fanno uno dei migliori album thrash di sempre: di certo, quello che consacra Robb Flynn e soci all’Olimpo del Metallo.

Dopo le prime cinque posizioni, non possono mancare le inevitabili onorabili menzioni – non ci si può fermare solo a questo!
Innanzitutto (ed avremo modo di parlarne al meglio domani) il nostro più grande in bocca al lupo va ad Oblivio, The Sun of Weakness e The Foreshadowing, accomunati dall’aver pubblicato il loro debut in autunno, di essere passati per gli Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando (The Foreshadowing solo per il mix) e di continuare ad impostare un sound tutto italiano sulla falsariga di Novembre e Klimt 1918. Rispettivamente, Dreams are distant memories, Trompe L’Oeil e Days of Nothing sono dischi da non perdere, da ascoltare e di cui sentirsi orgogliosi: si sta formando una meravigliosa scena metal tutta italiana…
Sul fronte del black metal, è stato indubbiamente l’anno dei Behemoth, che hanno fatto il botto con The Apostasy oltre ad ottenere un grande successo negli States, testimoniato dal 149° posto nella Billboard Top 200 (non è cosa di tutti i giorni, per un gruppo di death-black metal…) e dalla partecipazione all’Ozzfest. Altra prova interessante è quel tanto discusso In Sorte Diaboli dei Dimmu Borgir: personalmente, l’ho trovato un buon album, sicuramente degno di considerazione.
Stupefacente, poi, la prova dei Between the Buried and Me: Colors è consigliatissimo per i metallari esigenti. Dentro c’è di tutto, dal grind al death al prog passando per jazz e country, il tutto amalgamato perfettamente (non un passaggio appare fuori posto).
Dan Swano impreziosisce la sua creatura, i Nightingale, con un disco, White Darkness, che è davvero una piacevolissima sorpresa: un progressive con atmosfere gothic molto originale, il tutto portato avanti con immenso stile. Per i nostalgici.
Infine, onorabili menzioni anche per Dark Tranquillity e Pain of Salvation: Fiction e Scarsick sono ottimi album – non al pari dei capolavori del passato, ma comunque belle prove.

Per il 2008?
Aspettiamo il ritorno di Metallica ed Opeth, il live degli Iron Maiden, e magari qualche bella sorpresa…

Ai posteri l’ardua sentenza!

Charlie Brown 666

*per una recensione più approfondita, vai qui

**come sopra, ma qui

***live report qui

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~ di Charlie Brown 666 su gennaio 14, 2008.

4 Risposte to “I migliori dischi del 2007 (IMHO)”

  1. Un ritorno dello jedi?

  2. e perchè non di bigfoot?

  3. Allora un ritorno dello yeti? Propriocome in NERDS Vintage 33!

  4. 😀

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