Parliamo di cinepanettone…

PREMESSA
Il seguente articolo nasce come atto di protesta contro i miei diretti e spietati superiori che non hanno voluto concederci le meritate ferie natalizie.
Dal momento che mi trovo a pubblicare in questo giorno di festa (…non lavorano neanche gli arrotini!!!), propongo di disimpegnare un po’ i contenuti e di assumere un rilassato tono natalizio…

Parliamo di cinepanettone. Parliamone perché, a partire dagli anni novanta, sono le operazioni con maggior successo di pubblico di tutto il cinema italiano. Parliamone perché sono dei riti collettivi, dei fenomeni di costume che non possono (per una mera questione di cifre) essere sottovalutati.

Cito da Wikipedia:
“Per cinepanettoni si intendono quei prodotti cinematografici italiani che escono sistematicamente nel periodo pre-natalizio e che sono caratterizzati da un certo schema che viene ripetuto.
Origine del termine: Il termine è un neologismo coniato in origine in senso dispregiativo (per indicare un prodotto natalizio di grande diffusione pubblica) dai critici cinematografici per definire le commedie natalizie della coppia Massimo Boldi – Christian De Sica che si caratterizzano per una certa tendenza a ripetersi nella trama e nelle situazione, per il tipo di comicità (tipica della coppia) e per i grandissimi incassi nelle sale nazionali. Tuttavia col passare del tempo il termine è diventato di uso comune e ha parzialmente perso la connotazione dispregiativa al punto che spesso gli stessi attori e autori indicano le loro opere col nome di cinepanettoni.”

Si tratta di un fenomeno che ha radici profonde nella storia del nostro cinema: per tracciarne un’essenziale biografia è necessario risalire al lontano 1959, quando viene girata una non troppo brillante commedia dal titolo Vacanze d’inverno, starring Alberto Sordi e Vittorio De Sica. Si tratta di un modesto film che procede per episodi slegati e male sceneggiati, tenuti insieme solo dall’unità del luogo: il Grande Hotel di Cortina d’Ampezzo durante le feste di fine anno. Ecco i vari intrecci: un ragioniere (Sordi) la cui figlia ha vinto un concorso alla tivù, cerca di sedurre una contessa, il cui marito fa la corte alla figlia del portiere dell’albergo (De Sica); la moglie di un indaffaratissimo uomo d’affari si lascia sedurre da un timido sportivo; un’attrice architetta uno scandalo per spingere il suo amante principe a rivelare la loro relazione.
Ventiquattro anni dopo i due fratelli Carlo ed Errico Vanzina (figli di un regista affermato, cresciuti tra personaggi del calibro di Totò, Ugo Tognazzi, Mario Monicelli, Ennio Flaiano, Mario Camerini e Dino Risi) decidono di tornare a Cortina e di girare praticamente lo stesso film. Il resto (ahimè) è storia.

1983 – Vacanze di Natale
1990 – Vacanze di Natale ’90
1991 – Vacanze di Natale ’91
1995 – Vacanze di Natale ’95
1999 – Vacanze di Natale 2000
2001 – Merry Christmas
2002 – Natale sul Nilo
2003 – Natale in India
2004 – Christmas in love
2005 – Natale a Miami
2006 – Natale a New York
2006 – Olè
2007 – Natale in crociera

Per quanto riguarda le prime sei pellicole i Vanzina non hanno niente da aggiungere: trama e ambientazioni sono fatte con lo stampino, cloni sempre più avvilenti del vecchio modello di fine anni ’50. La struttura super-collaudata non manca mai di funzionare e gli incassi sono puntualmente stratosferici: a vendere non è certo il materiale cinematografico in sé, quanto l’appuntamento con la coppia De Sica (seconda generazione…)-Boldi. Il successo dei film, preceduti da un’asfissiante campagna di lancio, è assicurato dal loro collocarsi come ideale proseguo del cenone, o come intermezzo tra gli auguri ai parenti, lo shopping per i regali e/o l’ora di svago con gli amici.
I cinepanettoni si mostrano come un evento imprescindibile, a cui si deve partecipare, sono un vero e proprio marchio di fabbrica delle vacanze, come gli addobbi nei negozi e le strade illuminate.
A partire dal 2002 i Vanzina danno qualche ritocco alle loro macchine da botteghino: abbandonano i vecchi alberghi e i consumati impianti sciistici per avventurarsi in scenari esotici e riempiono il cast di ospiti inaspettati (Danny De Vito perché l’hai fatto??????). Ma i risultati non cambiano. Un cinema che ha la pretesa di dichiararsi satira di costume, ma che è solo una deprimente vetrina sullo squallore del nostro mondo. Oltre al vuoto sconcertante delle sceneggiature e alla volgarità delle gag, elemento caratterizzante dei cinepanettoni è l’antiquata, retriva, antidiluviana concezione del cinema e della società. Del cinema, perché non riescono ad uscire fuori dall’eterno schema della farsa e degli equivoci (e tanto meno a rielaborare tale schema in modo originale ed efficace). Del mondo, perché tutte le trame sono basate sul confronto di personaggi divisi secondo primitivi stereotipi e identificati prima di tutto con il loro status economico (secondo delle divisioni sociali ampiamente tendenti al classismo) o con la loro appartenenza regionale: l’industriale contro l’ingegnere, il giudice contro li neoarricchito, il commesso che si finge ricco per conquistare una shampista, il romano coatto contro il milanese imbranato…
Infine (ultima nota di cronaca), dal 2006 la coppia più amata dagli italiani si divide: De Sica, dietro la macchina di Neri Parenti, resta con la De Laurentiis, mentre Boldi si fa dirigere (ancora!) da Vanzina e distribuire dalla Medusa. Dal momento che Natale a New York ha incassato circa 26 milioni di euro e che Olè se ne è portati a casa altri 8 milioni, è ragionevole pensare che il pubblico non se la sia presa troppo: il fenomeno dei cinepanettoni sembra aver raggiunto un livello di diffusione tale da non essere più vincolato a quell’originale combinazione di attori. Dunque il male dilaga.
Nelle intenzioni di registi e sceneggiatori, questi film sarebbero uno specchio complice e disinibito del nostro paese e della nostra vita.
Lo sono davvero? Possiamo veramente riconoscere nei cinepanettoni l’Italia e gli italiani del 2000?
Bella domanda. Credo (e spero) che ognuno di noi abbia la sua risposta e che non serva a nulla perdersi in considerazioni di sociologia spicciola.
Parliamo, invece, di cinema. Parliamone perché non esiste una musa della cinepresa, perché è un’arte troppo giovane per essere semplice, perché troppo spesso si fa confusione tra popolare e volgare, perché il linguaggio cinematografico si nutre da sempre di un’amara contraddizione: essere l’arte popolare per eccellenza, quella più immediata e più diffusa, più commercializzata e offesa, e, allo stesso tempo, racchiudere in sé la straordinaria tensione verso un’arte totale (l’immagine, il movimento, la musica, il gesto, la parola: tutto con una potenzialità da sembrare illimitata rispetto ad ogni altra espressione umana). È nel solco di questa contraddizione che è stata scritta la storia del cinema. Ma è di questa stessa contraddizione che non dobbiamo perdere il baricentro: se i cinepanettoni arrivano ad occupare (quando sono in programmazione) il 90% degli schermi italiani e a costituire il più grande fenomeno cinematografico del paese, forse è il momento di preoccuparsi…
E mentre ci preoccupiamo, tanto panettone e tanto tanto Cinema a tutti!!!

F.

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~ di Charlie Brown 666 su dicembre 26, 2007.

7 Risposte to “Parliamo di cinepanettone…”

  1. Hai perfettamente ragione F.
    Peccato che questo era l’argomento del mio prossimo articolo!lol!
    Non fa niente! Meglio perseverare!:D un bacio!

  2. “…i due fratelli Carlo ed Errico Vanzina (figli di un regista affermato, cresciuti tra personaggi del calibro di Totò, Ugo Tognazzi, Mario Monicelli, Ennio Flaiano, Mario Camerini e Dino Risi) …” Con cotante conoscenze, proprio ‘ste schifezze devono propinarci ogni anno?! Anzi, propinarVi, perchè posso orgogliosamente affermare di non averne visto mai nemmeno uno!

  3. Ma tu non sai che rabbia mi fa vedere il figlio del grade De Sica recitare in vaccate del genere!

  4. Se non altro De Sica Senior potrebbe smettere di rotolarsi nella tomba pensando a tutti quelli che pagano per vedere le suddette vaccate… e neanche tanto per i soldi che i figlio incassa, quanto per il livello qualitativo delle celluline grigie del pubblico delle suddette….

  5. credo più per il figlio 🙂

  6. E lasciatela divertire la gente !!! FINTI INTELLETTUALOIDI DI M***A !!!!!!!

  7. Comprendiamo il tuo punto di vista, ma… Potresti esporlo con più calma la prossima volta?

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