Africa, safari e amore

“Si addormentò presto e sognò l’Africa quand’era ragazzo e le lunghe spiagge dorate e le spiagge bianche,così bianche da far male agli occhi, e i promontori alti e le grandi montagne brune. Ora viveva tutte le notti lungo quella costa e nel sogno udiva il fragore dei frangenti e vedeva le barche indigene che li fendevano. Mentre dormiva sentiva l’odore del catrame e della stoppa del ponte e sentiva l’odore dell’Africa recato al mattino dal vento di terra. …..Ora sognava soltanto luoghi e i leoni sulla spiaggia.”
Da “Il Vecchio e Il Mare”

E’ strano l’effetto che fa Hemingway. Del vecchio Santiago spicca la vena nostalgica .La nostalgia africana. E’ quello che ricordo di più de “il vecchio e il mare”: non la caparbietà del vecchio, non la narrazione legata alla pesca, ma le descrizioni africane, i sogni, i pensieri all’Africa.
I ricordi come onde,le coste dell’Havana paragonate ai contorni lineari dell’Africa, la corsa perenne della vita come caccia, come battaglia sempre combattuta e puntualmente persa.

Quanto può essere importante per l’uomo il rapporto con un luogo, con la natura e la caccia, con le armi e la guerra contro l’animale. L’uomo..che caccia e viene cacciato,rincorso e aggredito e può diventare fiera impaurita oppure distruggere o innamorarsi o anche morire. E per ogni cosa,è essenziale la cornice. L’ambiente plasma l’uomo e lo fa feroce con i più deboli, lo umilia davanti ai più forti,ed egli è padrone di se stesso, ma non troppo, tanto che alla fine di ogni cosa è sempre sconfitto dall’amore ,dalla morte, dalla vita con cui ha sempre battagliato.

“Poi cominciò a salire,a quel che pareva andavano verso est, poi fu buoi ed erano in una tempesta, la pioggia tanto fitta che sembrava di volare attraverso una cascata, poi ne uscirono e Compie volse il capo ammiccando e fece segno e là davanti, tutto quello che egli potè vedere, vasta come il mondo intero,grande,alta incredibilmente bianca nel sole, era la vetta quadrata del Chiilimangiaro. E allora egli comprese che lì stavano andando. Proprio in quel momento la iena smise di ululare e cominciò a fare uno strano suono,quasi umano, come se piangesse. La donna l’udì e si mosse agitata… poi prese la torcia elettrica ed illuminò l’altra branda che aveva portato dentro quando Harry s’era addormentato. Vide la forma sotto la zanzariera ma in qualche modo egli aveva messo fori la gamba che ora penzolava dal letto. Tutte le fasce erano cadute e lei non potè guardare..Poi disse :-Harry!. Poi alzando la voce :- Harry! Ti prego, Harry!. Non ci fu risposta, non lo sentì respirare.
Fuori dalla tenda la iena faceva lo stesso strano rumore che l’aveva svegliata. Ma la donna non l’udì, troppo forte le batteva il cuore.”

Da “Le nevi del Chilimangiaro”

Perché l’Africa? La savana,la lotta,i fucili sulle spalle,i fucili puntati,le teste dei leoni e le ombre delle tende. La paura di perdere è l’eccitazione della paura. Forse l’Africa è tesa a riassumere il luogo ideale dell’essere uomini,un posto in cui l’uomo perde la scorza esterna che lo rende grigio e falso acquistando una nuova sincerità, una sincerità animale venuta fuori con l’istinto.
L’istinto a scovare la preda, seguirne le impronte, l’odore e il sangue se già ferita ma ancora orogoliosa.
L’ istinto alla sfida :
“Chiese Macomber, che ancora stava esplorando i suoi nuovi poteri:
-Provate un senso di felicità quando vi preparate ad affrontare un pericolo?
-Oh,uno non deve lasciarlo vedere se lo prova- Disse Wilson
Guardava l’altro in faccia. -Viene più elegante fingere di aver paura,-disse -Del resto,capita di aver paura davvero, un mucchio di volte.
-Ma non provate,-chiese Macomber,-un senso di felicità per l’imminenza del’azione?
-Sì- disse Wilson.- Sì è vero. Non ne parlate, però. Non bisogna. Parlando si sciupa tutto. E non si prova più niente dopo che si è parlato.”

Da “Breve la vita felice di Francis Macomber”

C’era una volta Hemingway, c’era una volta un uomo che amava la caccia e la guerra e aveva una grande paura della morte. C’era una volta quest’uomo, che aveva talmente paura di non poter più vivere che si uccise.

Demian

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~ di Montblanc su novembre 16, 2007.

3 Risposte to “Africa, safari e amore”

  1. “Alla fine di ogni cosa è sempre sconfitto dall’amore ,dalla morte, dalla vita con cui ha sempre battagliato.
    Questa frase è di un realismo sconcertante. nero come la pece, vero come il Sole. Chi va avanti nonostante tutto è temerario alla follia. O forse non ha nemmeno il coraggio di lanciarsi nel vuoto facendo così disperdere il di lui ricordo.

  2. …cercavo semplicemente(e insisto sull’avverbio) di rendere l’idea…

  3. Ci sei riuscita in pieno.

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