Il ladro di bambini

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Un giovane in divisa e due bambini spogliati. Viaggiano insieme, da Milano fino in Sicilia. E durante il viaggio, si incontrano.
Rosetta ha undici anni, un volto da Madonna. La mamma la prostituisce, lei si lava sempre, vuole fare la parrucchiera. Si mette lo smalto e ascolta la musica, cammina sulla spiaggia, e accanto a lei, cammina il dolore. Rosetta è il dolore. Si addormenta in macchina e il suo collo piegato, i capelli spettinati, il vestitino a fiori, piangono condannati, inseguiti da un dolore che si nasconde e (a tratti) si perde in un gioco o un sorriso. Ma poi torna. A chiudere tutte le strade.
Luciano ha nove anni, soffre d’asma e tifa per l’Inter. Fantasma di silenzio, non piange mai, perché non ha fatto niente. Non sa nuotare. Guarda instancabile un mondo sfinito. Osserva, ma si sforza di non respirare. Di non respirare il mondo. Aspetta un padre. Lo riconosce in una foto. Lo perde di nuovo.
Antonio fa il carabiniere perché è un lavoro utile. Vuole costruirsi una casa vicino al mare e alla montagna. Poi un giorno, deve accompagnare due bambini in un istituto: hanno arrestato la madre. E sono rimasti soli.
Antonio fa il carabiniere perché altri lavori non ce ne sono. Il suo è un viaggio lento, una lenta conquista. Davanti a un mondo di sudata e sciatta indifferenza, sa offrire cura, discrezione, affetto. È un uomo semplice, e semplici sono le sue parole i suoi gesti. Davanti a un dolore così grande, che lui non può capire, che la società non può curare, non propone soluzioni, non giudica, non rifiuta. Prende quel dolore, e lo porta con sé. In treno, in macchina, in mare. Attraverso un’Italia di falso benessere e falsi valori, di umiliante perbenismo e freddo abbandono. Un’Italia tutta uguale eppure, incredibilmente diversa (mucchi di palazzi, cataste di balconi impilate su fragili e invecchiate impalcature di degrado), come un enorme cantiere che produce all’infinito nuove rovine. Nuove strade interrotte, deviate. Strade che si toccano e, per un attimo, corrono vicine, si aspettano, si cercano. Imparano ad ascoltarsi e a rinunciare alle loro straziate difese, si aprono a un contatto, a uno scambio, a un sentire (e sentirsi) autentico e, per questo, incredibilmente fragile.
Un film di denuncia, quello di Amelio, un film sommesso e lucido. Intenso ed immediato, ma che sa stupire per la sua dolcezza, per i suoi inattesi e caldi momenti di luce. Per il suo splendido finale. Uno dei più belli del cinema italiano.

F.

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~ di Charlie Brown 666 su novembre 7, 2007.

3 Risposte to “Il ladro di bambini”

  1. Quando si toccano temi cm questi ogni commento sembra stupido perchè è impossibile
    trovare le parole giuste:il mondo e l’Italia cadono a pezzi e la nostra unica preoccupazione è ki verrà eliminato stasera all’isola dei famosi e per paradosso ki la paga è sempre chi nn centra nulla e nn ha nessuna colpa:i bambini che vengono abbandonati o sfruttati!!!!!
    QUANDO SI SVEGLIERA IL MONDO e capirà che si deve cambiare e SUBITO?!!!?

  2. Ricordo benissimo questo film. Lo vidi due estati fa al Napoli Film Festival grazie all’università. Dopo la visione della pellicola iniziammo a dibattere con lo sceneggiatore il quale, se non erro, ha anche scritto “la Piovra”.

  3. no che nn erri : )
    in realtà questo film è stato scritto a 6 mani dallo stesso Aurelio, da Sandro Petraglia e da Stefano Rulli…due tipi che hanno lavorato parecchio insieme e che hanno entrambi partecipato al progetto-Piovra! nelle ultime stagioni hanno co-firmato le sceneggiature di “Le chiavi di casa” e “La meglio gioventù”.
    Sandro Petraglia è anche autore de “La ragazza del lago” ; )

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