Leo Malet e il nuovo ciclo dei vinti

“E tu lo chiami sole questo?”
“E’ forse la luna?”
“In ogni caso è freddo come lei… mi domando se è vero quello che si impara a scuola, e cioè che il sole è uno solo. Non mi stupirei se al contrario ce ne fossero molti…”
“Il fatto è che qui da noi è proprio pallido”, ha riconosciuto Gina.
“Questa è una zona di poveracci”, ha detto Manuel.
“Non ci lasciano che gli scarti. E’ un sole che si è già consumato altrove. E’ già stato goduto.”

L’autore scrive nella prima pagina: “Questo romanzo è ambientato nel 1926, l’epoca della gioia di vivere”. Il romanzo in questione è Il sole non è per noi, il secondo della trilogia nera, pubblicato nel 1949. Lo sfondo è la Parigi sporca e opaca della periferia.
La vita fa schifo, Il sole non è per noi e Nodo alle budella sono i tre romanzi che compongono la Trilogia nera di Malet. I titoli non anticipano pagine felici.
Malet non è un moralista, non è un predicatore, non compie una denuncia sociale. Egli semplicemente è il re del noir, ritaglia spezzoni di vite dipinge i personaggi e lascia, con la narrazione, che essi si rovinino con le proprie mani, non per malignità e non per colpa, ma perchè così il destino gioca con gli uomini. Tutti i personaggi, protagonisti dei tre romanzi, assistono imperterriti alla propria fine, consapevoli dell’avvicinarsi della catastrofe continuano a marciare verso di essa. Così Jean Fraiger, Andrè Arnal e Paul Blondel diventano quasi eroi, vittime e carnefici, insegna della sofferenza e del fallimento.
Così dice John Webster: “Quando un uomo è caduto in un pozzo,non importa cosa lo spinge. E’ il suo stesso peso che lo fa precipitare in fondo il più in fretta possibile.”
È questo il principio nei romanzi di Malet.
Così Malet riproduce gli scherzi del fato. Con quelli che chiamiamo sfigati, con quelli che, come lui dice, sono vittime di un inciampo nella vita, vittime di una caduta da cui nessuno può riprendersi.

Demian

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~ di Charlie Brown 666 su ottobre 13, 2007.

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