The Favolos Squallor

Le etichette sono spesso una cosa fastidiosa. Grovigli e sgrovigli, cartelle e sottocartelle, tutto per dare una definizione esatta, per archiviare un nome, un artista, sotto un determinato genere. E allora, spesso, si pecca di superficialità: ed in una cartella poco dignitosa vengono inseriti artisti veri, magari soltanto per ignoranza, o superficialità. La cartella in questione è il trash (non thrash come l’omofono genere metal), il gruppo in questione gli Squallor. La domanda sorge immediata: perchè trash? Sì, il linguaggio a dir poco sboccato. Okay, le tematiche un po’ troppo spinte. Ma oltre questo c’è altro: ci sono rinomati parolieri (il compianto Daniele Pace e Giancarlo Bigazzi), un dotatissimo compositore (Totò Savio), una coloratissima voce (Daniele Cerruti), e la verve satirica, la sincerità, la volontà di liberarsi da censure morali e verbali che troppo spesso colpivano l’Italia dell’epoca, ancora troppo bigotta e benpensante. Censure che, ovviamente, non permisero agli Squallor di ottenere passaggi radiofonici (se non nelle radio libere), ma che non riuscirono a negargli un grandissimo successo commerciale e la fama di gruppo cult. Ecco, probabilmente è questa la definizione giusta per gruppi come gli Squallor o (un nome fra mille) Elio e le Storie Tese: smettiamola di chiamarli trash, e se proprio dobbiamo bollarli facciamolo in modo dignitoso. In fondo, non c’è motivo di privarci della componente schietta e sincera della loro musica, e quindi di evitare di ascoltare i loro colori: piccole storie di macchiette (a cui, nella loro immediatezza, non si può negare il sorriso), esagerazioni, frequentissimi nonsense e un italiano (ed un napoletano) quantomai arlecchinesco, ma anche una crudezza diretta e, a volte, triste. Lo spirito degli Squallor era così, così dovevano essere le sessioni del gruppo. Mi piace immaginarli un po’ come la brigata di Amici Miei… e magari quest’immagine non si discosta troppo dalla realtà: proprio come nella scena finale dell’atto primo del celebre film diretto da Monicelli, il funerale di Daniele Pace divenne palcoscenico per un’altra macchietta, con Cerruti in lacrime che, avvicinatosi a Savio e Bigazzi, esclama “Adesso siamo rimasti in tre… come i Police!!”.
Sì, dovevano essere proprio così…

Charlie Brown 666

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~ di Charlie Brown 666 su ottobre 9, 2007.

2 Risposte to “The Favolos Squallor”

  1. Ciao. Comprati … Arrapaho! 🙂
    Anche Elio e le Storie Tese, penso che la dimostrazione maggiore della loro bravura come musicisti l’abbiano data, non dico con quelle canzoni in cui facevano il verso ad altri (ce n’è una che sembra sia di Ligabue (mica è Bis?), ce n’è una, l’astronauta pasticcione, che se l’avesse cantata Witney Houston sarebbe un successo tra i “ballabili”, ecc ecc) non dico nel suonare con Santana (Elio suonava il flauto, charliebrown, vedi se riesci a recuperare il video!), ecc. Penso che abbiano dimostrato che stoffa hanno quando a Sanremo invece di rifare un minuto della loro canzone hanno fatto la loro canzone in un minuto! 🙂

  2. sono musicisti pazzeschi, sì… mi ricordo che il vecchio batterista del mio gruppo, alla nostra prima prova, si presentò suonando, su richiesta del bassista (si conoscevano da prima), SERVI DELLA GLEBA… prima di allora non mi ero mai reso conto di quanto fosse assurda!
    poi, vabbè… faso cesareo e rocco tanica… :mrgreen:

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