NUOVO MONDO: Illusioni di viaggio, Diari di abbandono

Prima sequenza. Un padre e un figlio scalano una montagna di roccia scottata. Un sasso stretto fra i denti. E sulla cima una croce. La macchina da presa si allontana e ci offre la crosta arsa, i sassi della Sicilia, dove niente può crescere niente può cambiare. Nella terra così sterile e malefica i corpi sono sepolti, semi senza vita e senza futuro. Nella natura così povera e affamata gli uomini si arrampicano e sanguinano, piccoli e sporchi. Come insetti.
Ultima sequenza. L’America è aldilà dell’oceano, ma non si vede mai nel film. Resta dietro i vetri di una finestra, oltre i cancelli di un’isola-ospedale-prigione, resta nel sogno allucinato e necessario di chi, ancora una volta, ha consumato l’eterna parabola del viaggio, come sogno (e disperazione) di una terra promessa. Un nuovo mondo dove le carote sono enormi, i soldi piovono dal cielo, un padre e i suoi figli nuotano in un mare di latte. Poi si perdono nello sciame di corpi immersi nel siero dell’abbondanza. Sempre di più, sempre più piccoli mentre la camera si allontana. Puntini agitati su uno schermo bianco. Come insetti.
Due immagini così diverse e così uguali aprono e chiudono un film costruito interamente su un dualismo di luoghi e di linguaggi: un realismo asciutto, quasi documentaristico (valorizzato dalle splendide interpretazioni dei protagonisti), si scioglie in momenti di improvvisa metafora, di estrema forza visiva e allegorica. L’arte di Crialese è saper usare le figure umane nello spazio. Quando tre contadini scelgono i vestiti per il viaggio e si sente l’umidità di una cantina, l’incredula dolcezza di un gesto, la rabbia di un dialetto. Quando centinaia di uomini sono prigionieri nel ventre sconvolto di una nave, e tutto è incubo e sgomento e tempesta, masse impotenti e pesanti in una travolgente danza di morte. Corpi spinti dall’oceano che si muovono l’uno sull’altro fino a diventare essi stessi onde di carne e vestiti e capelli, che muoiono l’uno sull’altro nella perfezione plastica di un incubo. Corpi, ancora, di insetti. Che si stringono e si spostano schiena contro schiena, coprono tutta la terra. Finché la terra non si apre, e c’è una ferita, un trapasso. La nave si stacca dal molo e sono solo spalle, cappelli, sembianze spezzate: in mezzo il vuoto. La partenza del piroscafo, la sequenza più spettacolare e preziosa del film, è il racconto di tutte le partenze, di tutti gli addii, di tutte le fratture, gli abbandoni. Un’immagine semplice e forte, per raccontarci che ogni inizio è separazione e dolore, taglio dentro l’uomo e fra gli uomini. Illusione di viaggio, di nuova vita.

F.

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~ di Charlie Brown 666 su settembre 25, 2007.

2 Risposte to “NUOVO MONDO: Illusioni di viaggio, Diari di abbandono”

  1. http://www2.kerrang.com/2007/07/slipknot_man_promises_brutal_n.html

    Riguardo il post mi ricorda il capitolo di Baricco “Il ventre del mare”…

    bye

  2. Noi abbandonati dalla terra siamo diventati il ventre del mare, e il ventre del mare è noi, e in noi respira e vive. Io lo guardo ballare nel suo mantello splendente per la gioia dei suoi propri occhi invisibili e finalmente so che questa è la sconfitta di nessun uomo, giacchè solamente è trionfo del mare […]

    🙂

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