Viaggio nel Black Metal, parte III

De Mysteriis Dom Sathanas dei Mayhem costituisce effettivamente uno spartiacque, nella storia del black metal. Era il 1993, anno che vide l’esordio di alcune tra le più importanti black metal bands degli anni ’90: videro la luce, infatti, Total Fucking Darkness, primo EP dei Cradle of Filth; Dark Medieval Times, primo album dei Satyricon; The Somberlain, full lenght d’esordio dei Dissection. All’anno precedente risale Dark Endless, esordio dei Marduk, mentre al ’94 For All Tid dei Dimmu Borgir (album di cui vi posto le copertine).

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Per quanto riguarda i Cradle of Filth, non mi sembra riduttivo dire che sono fra le più importanti black metal bands non norvegesi degli anni ’90 (e vi assicuro che ce ne sono state tante), non fosse che per la sempre discussa figura di Dani Filth, frontman e simbolo del gruppo. La cosa che incuriosisce del gruppo inglese è il loro approccio al black, una musica che non è più minimale e cadenzata come l’ondata norvegese ma che si arricchisce di elementi nuovi e innovativi: arrangiamenti sinfonici, testi in un inglese più che mai curato (Dani è appassionato della letteratura inglese dell’ottocento), concept album su figure mitiche rendono più che mai interessante l’offerta musicale della band. Un esordio lancinante come The Principle of Evil Made Flesh, seguito da capolavori black quali Dusk and her Embrace o Cruelty and the Beast (concept sulla vita della contessa Elizabeth Bathory – sì, sempre lei) per arrivare ai recenti Nymphetamine e Thornography (in cui si da più spazio alle componenti thrash rispetto a quelle sinfoniche) hanno fatto di Dani e delle sue mille voci effettate un mito vivente e un simbolo del black. Nonostante ciò l’eccessiva svolta commerciale della band – soprattutto nelle ultime prove – ha fatto storcere non pochi nasi fra i metallari, con Dani e compagni accusati di essersi venduti, di aver abbandonato il black per veleggiare verso lidi più gothic (effettivamente, ascoltare un brano come Nymphetamine fa un certo effetto, vista la carica melodica del pezzo). Inoltre, credo sarebbe meglio se Dani ci andasse piano, con le cover: se qualcuno ha sentito la versione dei Cradle di Hallowed be thy name degli Iron Maiden può capirmi – leggende vogliono che durante una performance di apertura ad un concerto dei Maiden Dani sia stato tanto blasfemo da inserirla in scaletta… risultato: Bruce Dickinson sale sul palco e lo picchia sonoramente.
Per quanto riguarda i Dimmu Borgir, molto hanno in comune con i Cradle of Filth in quanto a sound e presenza scenica: entrambi, infatti, non si risparmiano sfavillante corpsepainting e vesti di pelle borchiati rigorosamente neri ed il gusto per il sinfonico. Capolavoro del gruppo è unanimemente considerato Enthrone Darkness Triumphant, del ’97. Il mese scorso è invece uscito il loro ultimo, strabiliante full-lenght, In Sorte Diaboli, concept album ambientato nel medioevo in cui il personaggio principale, dopo anni di vita in convento, vede venir meno le proprie convinzioni religiose e finisce per scoprire un legame di sangue col demonio. Ovviamente verrà arso sul rogo, evento da cui comincia la parte più incentrata sullo spirituale del disco. La rivista Metal Hammer ha dedicato proprio ai Dimmu la copertina del numero di Aprile, con l’eloquente sottotitolo Dark Medieval Times. Titolo che ci riporta ad un altro gruppo black importante, i Satyricon, che hanno avuto il merito di portare nel black l’elemento medievale, arricchendo i loro arrangiamenti con, ad esempio, strumenti a fiato – molto atipici per il black metal, soprattutto nel ’93. Il gruppo nasce come duo, ma ai loro album hanno partecipato veri e propri VIP della scena, a partire da Samoth degli Emperor (in The Shadowthrone) e Nocturno Culto dei Darkthrone (in Nemesis Divina). In fondo, in Norvegia il black unisce. Nel bene, e nel male.
Gli ultimi due gruppi che nomino sono importanti per motivi molto diversi. Ai Marduk bisogna riconoscere il merito di avere ben lavorato su una vera e propria trilogia black, divisa in Sangue, Guerra e Morte rispettivamente negli album Nightwing, Panzer Division Marduk e La Grande Danse Macabre. Il secondo in particolare è di una violenza inaudita, e ha ovviamente fatto cadere sui Marduk denunce di filonazismo, sempre negate. Nei Dissection, invece, bisogna riconoscere l’importanza della figura di Jon Nodtveidt, frontman chitarrista e satanasso ufficiale della band svedese. Jon formò il gruppo quando aveva 14 anni, a 15 vide pubblicato il primo disco, The Grief Prophecy, la cui ristampa fu dedicata a Dead (cantante dei Mayhem morto nel ’91 – cfr. pt II), a 18 il secondo album, The Somberlain, dedicato ad Euronymous (chitarrista dei Mayhem morto quell’anno – cfr. pt II), a 22 l’omicidio di un omosessuale algerino, per la cui complicità dovette scontare sette anni. Nel 2004, uscito di galera, ricompose i Dissection. Si è poi suicidato nel 2006 (leggete la notizia qui), come completamento del suo destino autodefinito (era adepto del Misanthropic Luciferian Order). Il suo corpo è stato trovato circondato da candele davanti a un grimorio aperto.
Quando sono teatrali, questi blacksters…Lunedì prossimo arriveremo alla fine del viaggio: magari con uno sguardo all’Italia, sconvolta qualche anno fa da una vicenda fortemente legata al black metal che cercherò di analizzare.

Alla prossima…

Charlie Brown 666

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~ di Charlie Brown 666 su maggio 14, 2007.

9 Risposte to “Viaggio nel Black Metal, parte III”

  1. ah…. le notti passate ascoltando Nemesis Divina……

  2. bella remo 😛

  3. Ti ripeto,secondo me Puritanical euphoric misanthropia dei Dimmu è meraviglioso! Satyricon grandi all’epoca così come i Cradle..

  4. Secondo me è più bello “The Dark Side of the Moonnezz” di Tony Tammaro.

  5. bè, come ti ho già detto anche In Sorte Diaboli è fortemente checazzo…

    the marius fuori \ò

  6. Si si,ma non ho detto che non mi piace..sarà che quel cd mi ricorda un periodo bello..
    Mario fuori,si!

  7. Perchè non andate fupri voi?!? :-/

  8. Concordo con Marius!!!

  9. […] Il tema è molto vasto: quindi, come feci l’anno scorso parlando di black metal (#1, #2, #3), mi prendo la licenza di concluderlo in più puntate. Parlerò di etichette discografiche, gruppi […]

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