ANTITESIS

di R.M. Buffardi 

VII

Avete mai provato a farvi fuori? Avete mai pensato, anche solo per un attimo, che la vita non è cosa per voi e che la nera signora sembra più attraente di qualsiasi altra cosa? Dopo che il freddo piombo mi separò dal mio più intimo amico, passai un periodo stranissimo: all’inizio era solo dolore, ma poi subentrò un senso di nulla, come se tutto il mondo fosse fatto di ovatta. In quel momento, io volevo morire. Alcuni di voi diranno che è per il senso di colpa, altri inizieranno con il bla bla dei dottorini iperlaureati dicendo che voglio fottermi mia madre e cose simili… in realtà mi ero solo annoiato: non mi andava di andare avanti perché tutto ciò che vedevo era noia. Ora potrei annoiarvi cagando alcuni luoghi comuni del tipo “La vita è meravigliosa” o “Ci sono troppe cose per cui vivere”, ma in realtà mi sono accorto che la morte è il “Lato oscuro”, che la morte è la via semplice e sicura e che sarebbe stata una vittoria su nessuno. Quindi, trasformando il desiderio suicida in desiderio omicida, creai Antitesis, creai la mia follia, creai qualcosa che mi avrebbe portato alla morte in modo velato e nascosto, qualcosa che mi obbligasse ad avvicinarmi alla nera signora, a sfiorarla, a baciarla quasi, ma che mi portasse indietro un secondo prima di possederla. Antitesis non è altro che il risultato di quel periodo mischiato alla rabbia e alla mia codardia. Si, sono solo un codardo: io ammazzo le persone nascosto nelle ombre, piombo su di loro come un’ombra e distruggo le loro vite senza dargli il tempo di rendersene conto. L’arma da fuoco è uno strumento creato dagli incapaci per uccidere i forti. Ma non fraintendetemi: adoro il mio lavoro! Comunque il mio istinto suicida non è del tutto morto: per esempio adesso sono nella palestra di Loiga con una katana tra le mani senza alcuna protezione addosso. Il duello con le spade uccide la mia codardia e accentua la mia paura e il mio piacere. Con le spade si dimostra l’abilità di un uomo, combattendo si mette in gioco tutto: il corpo, l’anima, la mente, l’attenzione. È un po’ come fare a gara a chi ha il pisello più lungo. Loiga scatta verso di me e sferra un colpo che paro a stento, iniziamo a scambiarci fendenti e mi accorgo che lui gioca solo, che mi avrebbe potuto disarmare con il primo colpo… ma gli piace vedermi in difficoltà, gli piace mostrare la sua supremazia. Dopo pochi secondi la mia arma vola dall’altro lato della palestra e il mio avversario mi punta la sua alla gola “Allora ti arrendi?”, dice il Loiga con aria trionfante.
“Fammi fuori, stronzo!”
I nostri sguardi si incrociano e, per un attimo, sento l’acciaio della katana trafiggermi la gola, ma poi il Loiga allontana la spada e colpisce la mia guancia con il piatto della lama
“Cazzone!”
“Cacasotto!”
Posiamo le lame e andiamo nella sua stanza. Il Loiga mi guarda e mi chiede se mi va una canna: io annuisco prontamente e lo guardo rollare. È quasi ipnotico guardarlo: le sue mani accarezzano la cartina in modo esperto, in pochi secondi chiude una canna perfetta e l’accende.
“Cioè, amico, sei un dannato cazzone!”
“Perché?”
“Che cazzo vuol dire uccidimi? Cioè volevi vedere se lo facevo davvero o cosa? Volevi dimostrare che hai le palle e stronzate del genere?”
“Avevo solo voglia di dirlo, tutto qui.”
“Bè anch’io ho voglia di fottermi tua madre, ma non per questo lo faccio.”
“Stronzo!”
Il Loiga dà altre due boccate alla sua opera, poi me la passa.
“Lo sai, se fosse stato qualcun altro l’avrei fatto.”
“Cosa?”
“Gli avrei tagliato la gola!”
“Qualcun’altro non te lo avrebbe chiesto.”
“Vero.”
“Basta parlare di sta stronzata però. Accendi un po’ la musica.”
“Vanno bene i Nirvana?”
“Non posso chiedere di meglio!”
Il Loiga accende il lettore che inizia a suonare Serve the servants mentre la canna si avvicina alla sua fine.
“Sai una cosa? L’altra sera, quando te ne sei andato dal Samara, ho conosciuto la tua amica”
“Cazzo amico, sembri un fottuto liceale che deve dire all’amico che si è scopato la sua ragazza. Se ne hai voglia, scopala! Non devi chiedermi niente”
“Era solo per chiacchierare! Sei un paranoico del cazzo!”
“Ah sì? Vorresti dire che, mentre le parlavi, non hai mai immaginato, neanche per un secondo, di infilarti nelle sue mutandine?”
“Cosa vorresti dire?”
“Andiamo! Ti piace vero?”
“Cazzo sì, ma è anche fottutamente normale: è una strafiga della madonna, ascolta musica da sballo, rolla canne meglio di me e scommetto che a letto è una guerriera!”
“Bingo amico!”
“E comunque non è la tua donna del cazzo! Non ti devo dire niente e non ti devo chiedere nessun cazzo di permesso… era solo così per dire, per fare due chiacchiere!”
“Lo so… mi piace solo prenderti per il culo.”
“Spero non alla lettera mio bel frocetto.”
“Oh si, vieni qui e prendimi, maschione del cazzo.”
Mi butto su di lui e lo abbraccio e ci rotoliamo nella miriade di cuscini della sua stanza. Iniziamo a rider come coglioni e ci accorgiamo di essere fatti come muli.
Loiga rolla un altro cannone.
“Il colpo di grazia, messere?”
“La sua pietà mi commuove, signore!”
La seconda canna finisce all’unisono con In utero, Loiga spegne lo stereo e prende la chitarra. Sta suonando un blues composto da lui, un motivo semplicissimo, anzi una cazzata: mi basso a vuoto, Sol, La tutto sulla corda del Mi basso e poi colpisce le corde con il pugno e due volte La. Anche una scimmia potrebbe farlo, ma a noi piace –anche se dubito che sia un blues – ma al Loiga piace chiamarlo così. Le parole sono ancora più folli della musica e, alla terza volta che ripete la strofa, inizio a cantare una sorta di storpiamento del ragazzo della via Gluck

Passano gli anni
Ma mille son lunghi
E quel ragazzo ne ha fatta di strada
Ma non ricorda la sua prima casa
Gente tranquilla che si drogava
E allora
 son convinto d’essere un buon amico
e di amare a fondo tutto quello che ho
ma ripudio la mia casa ed il mio affetto
dite a mia madre che non tornerò
oh dite a mia madre che non tornerò

Qui seguiva un breve assolo di Loiga e poi

Passano gli anni
Ma mille son lunghi
E quel ragazzo se n’è fatta di droga
Ma non ricorda la sua prima canna
Gente perfetta che si drogava
E allora
Una puttana con un pugnale tra i seni o qualcosa di più
Qualcosa di più
Mi baciò le labbra mi offri il suo letto
Dite a mia madre che non tornerò
Oh dite a mia madre che non tornerò*

E si chiudeva con un assolo patetico e triste.
Finita la canzone ci stendiamo sui cuscini ed iniziamo a ridere. Io guardo il Loiga e penso di amarlo nel senso più imbecille della parola. Due minuti dopo siamo tra le braccia di Morfeo a sognare altre canne e altre canzoni.

*Omaggio ad Adriano Celentano e Fabrizio de Andrè da parte di Luca Quinto e Renato Massimiliano Buffardi

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~ di Charlie Brown 666 su aprile 1, 2007.

6 Risposte to “ANTITESIS”

  1. Carissimi lettori, chiedo scusa per il ritardo di due settimane a causa di un esame imprevisto! Prometto di provare ad essere più puntuale in futuro! Grazie per continuare a seguirmi

  2. Se, caro Buffardi, tu non avessi aggiunto la nota finale, ti saresti ritrovato a fronteggiare un Angelo Acrobata Furioso, creatura che nemmeno Antitesis potrebbe fermare. Gli omaggi vanno bene, le scopiazzature (specialmente se perpetrate ai danni del cantautore preferito del suddetto Angelo Acrobata, ovvero De Andrè) assolutamente no!
    Detto questo, a meno che le catane non fossero imitazioni farlocche, un taglio sul collo richiederebbe come minimo qualche punto, quindi suggerirei, più che “trafiggermi la gola”, un meno tagliente “pungermi la gola” o comunque un’espressione meno… sanguinaria…

  3. Caro AngeloAcrobata, la canzone nn è mia, ma del mio amico citato nella nota, io ho aggiunto solo qualcosina e, a dire il vero, nonostante anche io ami De andrè, non conoscevo quella canzone! Difatti, i miei colleghi di pippamentis, mi hanno caricato in massa armati di bottiglie rotte e coltelli da cucina quando hanno ltto la canzone!!! Sn vivo per miracolo!!! Per quanto riguarda la questione “traffigermi”, volevo dare l’impressione dell’immagine mentale che lui ha di essere trafitto, non del fatto che Loiga lo stesse effettivamente trafiggendo… mi sa che non ci sono riuscito!!! Cmq, grazie ancora dei tuoi appunti, aspeto con anzia la tua prossima puntuale correzione!!

  4. Hei massi finalmente Antitesis….. Bè sarà il mio debole per la filosofia e gli sproloqui ma le parti antecedenti alla narrazione sono sempre le mie preferite. Vedo ke stai recuperando in parolacce e riferimenti espliciti, bè in quanto alle sotigliezze tecniche ci pensa già abbondantemente angeloacrobata quindi nn mi resta ke dirti hai avuto fortuna ke tra i pipparoli ci siano esperti di de andrè, a presto massirecchia

  5. shopenauer all inizio?

  6. Una pensiero mio, influenzato, tra le altre cose, anche dalle parole di Schopenhauer! Bella domanda flashglum!

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