Edgar mesmerizzato e sepolto

“Una porta chiusa. Un bambino fuori che aspetta. In ascolto. Non c’è luce nel corridoio. Dietro quella muraglia…..una voce di donna si spande con dolcezza e invoca “David!”, poi di seguito, “come si comporta Edgar?”…..Come un simbolo di dolore archetipo, in un anfratto di questo regno zero, una madre sta chiamando e il figlio vuole entrare. L’ingresso continua nella sua occlusione che impedisce il vedersi, lo stringersi, l’abbracciarsi. Già questo in se sarebbe straziante. Eppure è soltanto l’inizio. Perché il piccino, dopo aver invano bussato, tira pugni al legno, poi calci, quindi piange e si aggrappa alla maniglia. Invoca. Nessuna risposta. La madre prigioniera di quell’altra parte del mondo, sigillata come da una diga di abete……Le lacrime adesso sono gocce di olio incandescente sulle guance del bimbo e il suo senno inizia a vacillare….Perchè in realtà lui sa perfettamente che quella voce non potrebbe udirla….Sua madre è morta da oltre due mesi e da quel giorno anche suo padre se n’è andato, perso all’interno di cateratte alcoliche. Eppure no. È certo, la voce esiste. In quella contraddizione il bambino si accascia straziato. Ma nello scivolare verso terra i suoi occhi sono passati davanti ad una fenditura che il Caso nemico ha aperto nel legno…. Tutto adesso gli è chiaro nella spaventosa evidenza della pazzia. Suo padre è solo vestito con gli abiti della moglie di cui imita perfettamente la voce, quindi si risponde come se la morta fosse davvero presente “finalmente sei ritornata”,sussurra virile, “era davvero ora!”. Quindi con il timbro dell’amore sepolto si autorisponde con grazia “si è vero sono stata cattiva a star via tutto questo tempo ma adesso non ma muoverò più e starò sempre con te ed Edgar, non temere,non vi lascerò mai più”.…Così padre e figlio vanno alla deriva nella palude della schizofrenia. Questi sono alcuni sogni della fanciullezza di Edgar Allan Poe…”

 (tratto dalla prefazione di Gabriele La Porta all’edizione integrale di Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore – edizione Newton)

L’abbandono l’ha terrorizzato per il resto della vita, il sogno e l’incubo l’hanno accompagnato nella letteratura.
Di tisi è morta la madre a soli 24 anni, di tisi muore la moglie alla stessa età.
Per Poe il tormento non ha mai fine, l’oscuro è sempre in agguato. Non esiste un l’esser lieti nei racconti di Poe dove la risoluzione finale è sempre catastrofica.
Non c’è Bellezza né Amore che tenga alla Dissoluzione e al Male. Mai nella letteratura c’è stato, forse, un autore che si rispecchiasse così tanto nelle proprie opere; per quanto i suoi racconti possano sembrare stravaganti, fantasiosi, con sequenze narrative esageratamente descrittive, pieni di vicende irreali e creature mostruose sono pervase dallo stesso senso di Disfacimento e Caos.
Non c’è soluzione alla cosmologia del Male.
Le sue opere si basano a volte su tesi più o meno scientifiche (mesmerismo e ipnosi):

“P:è addormentato?”
“V:sì…no, veramente vorrei dormire più profondamente”
“P:dorme ora?”
“V:sì”
“P:come crede si risolverà la sua attuale malattia?”
“V:debbo morire”
“P:l’idea della morte la affligge?”
“V:no..no!”
“P:le piace?”
“V:se fossi sveglio preferirei morire,ma ora non importa. Lo stato di mesmerico è così vicino alla morte da bastarmi.”

(dialogo fra dottore e paziente mesmerizzato tratto da “Rivelazione mesmerica”) 

Sono incubi e sogni ricorrenti, a volte leggende e storie popolari, pochissimi invece sono i racconti d’amore,rappresentato sempre in maniera ossessiva, ricordiamo : “Ligeia”, “Morella”, “Eleonora”, “Berenice”. A volte sono metafore della Vita intera: prendete “La Mascherata della Morte Rossa”( chi ha letto non la dimenticherà facilmente).
Non sono forse il principe Prospero e i suoi invitati i sogni? [“e difatti, nelle sette stanze si muoveva una moltitudine di sogni”]. Non è la Morte Rossa l’incubo (la realtà al di fuori della mura?), non è il Pendolo che come frecce scocca rintocchi, non sono quei rintocchi ad avere il potere, scandendo il tempo, di fermare la vita, la bellezza? I brividi corrono lungo la schiena ogni volta che si legge a fine racconto: “E il Buio, il Disfacimento e La Morte Rossa dominarono indisturbati su tutto”.
Forse ciò che terrorizzò Edgar Allan Poe più di ogni altra cosa fu la Morte cosciente, il non sentirsi vivo vivendo.

Demian

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~ di Dr. Jackal, v245.765 su marzo 28, 2007.

6 Risposte to “Edgar mesmerizzato e sepolto”

  1. L’eterna unione di Genio e Follia…

  2. grande connubio

  3. Che si ritrova in personaggi quali the Marius…

  4. se nn avete mai visto una foto di Poe….nn capirete mai quanto ce l’abbia con il Padreterno….sempre sia lodato

  5. @nello:le foto di edgarcAROnn ersno assolutamente pubblicabili.

  6. He sì la faccia e le righe di edgar fanno proprio venire i brividi

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