Winter of Life

Tastiere evocatrici, intro di chitarra sincopato, batteria quasi fusion, parole sospirate, urlo in growl. Parole che cantano di una storia finita male, immagino la sigaretta della resa e lacrime offuscanti. Sembra quasi uno scontro, sembrano due parti della stessa persona che si combattono senza che nessuna riesca a tenere testa all’altra: il cantato death pone domande da cui riceve una risposta straziata, domande retoriche di cui conosce la risposta già prima di sentirla pronunciare. Mentre i fiori appassiscono il ritmo sale, poi scende, poi risale, e quando sembra arrendersi ricomincia ad esplodere. Subentra la rabbia nata dalla consapevolezza di non farcela, subentra la disperazione. Un ultimo barlume di ripresa, sembra che dietro la rabbia possa celarsi una speranza. Ma quella voce si è già arresa, lo si sente quando la rabbia svanisce: in un arpeggio di chitarra quel fiore appassisce, e muore.
C’è il sapore gotico che ricorda i My Dying Bride e gli Anathema, i saliscendi vorticosi che sanno dei Katatonia di Brave Murder Day, il crepuscolare e decadente romanticismo fra Opeth e Novembre: questi sono i Winter of Life.
Ascolto la loro prima demo, Parentheses, che risale ad un 2003 che oggi sembra lontanissimo. Ad ascoltarla con pignoleria, si notano subito i difetti di produzione che una demo si porta sempre dietro, nonché un growl ancora troppo acerbo. Ma, come dicevo prima, tanto tempo è passato dal 2003 che ha visto l’uscita della prima demo. In questo periodo, Peppe Sgrò e Dimitri Tetta, entrambi growlers del gruppo (oltre che chitarrista e tastierista) hanno affinato il loro cantato sporco (come si può notare dai video presenti sul sito ufficiale dei Winter), ed il gruppo ha dovuto affrontare una serie di cambi di line up dai quali, comunque, si sono ripresi alla grande. Inoltre, proprio ad inizio Marzo i ragazzi sono entrati negli Outer Sound Studios di Roma per registrare il loro primo album, avvalendosi dell’aiuto, dietro al mixer, di Giuseppe Orlando, rinomato produttore nonché batterista dei Novembre. E, a dirla tutta, si meriterebbero più di quello che hanno: fondono vari stili strettamente metal, dal prog al goth passando per il death, con elementi jazzy, ottenendo un risultato meraviglioso, che migliora esponenzialmente con i testi – inserimenti di giochi di parole che fanno rimanere sbalorditi (“witHer”, “be{for[ev(h)er]}”), songwriting decisamente poetico che ben si amalgama con la musica. La cosa di cui hanno più bisogno ora come ora è un contratto… ma sono davvero fiducioso: aspetterò con ansia l’uscita del nuovo disco, per poi vederli calcare – ne sono convinto – palchi più importanti, di certo più adatti a quelli che oggi sono i Winter of Life, ossia una delle realtà più importanti dell’underground metal italiano.
A loro, quindi… buona fortuna!

N.B. L’intera “Parentheses” si può scaricare gratuitamente dal loro sito ufficiale

Charlie Brown 666

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~ di Charlie Brown 666 su marzo 26, 2007.

6 Risposte to “Winter of Life”

  1. un bellissimo dipinto ad olio la tua descrizione della musica 😉
    vedo che sei moooolto più informato di me sul panorama metal italiano, purtroppo sottovalutato…

    hasta siempre!

  2. grazie legno 😉
    se scarichi la demo fammi sapere che ne pensi 🙂

  3. Amo Opeth, My Dying Bride ed Anathema!!! Stay Metal!!! \m/

  4. Scaricata demo intera! Mi piacciono tanto Tò! 😉 \m/

  5. evvai \,,/

    🙂

  6. […] (ha lavorato con i Klimt 1918, con i Necrodeath e, come avremo modo di parlare più in là, con i Winter of Life, facendo sempre lodare il suo lavoro) mentre Carmelo riesce ancora una volta a stupire, con delle […]

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