ANTITESIS

Di R.M.Buffardi

VI

Avete mai pensato a quanto la TV ci faccia pensare per stereotipi? Un qualsiasi teledipendente inizierebbe a dire che da piccolo sono stato fottuto di brutto, o che sono uno che spara alla gente per reprimere la rabbia, o magari un trauma, perché no; una di quelle cose che ti segnano e ti fottono il cervello, fino a farti scendere in strada con una 44 carica con il solo scopo di sparare sulla folla… Stronzate! Ho passato un’infanzia felice, i miei sono persone eccezionali e non reprimo assolutamente un cazzo di niente. Si, va bene, c’è stata quella cosa di undici anni fa, ma allora io avevo sedici anni e non è stato traumatico, più che altro triste, ma non traumatico. Da piccolo vivevo a G********* con i miei, in un appartamentino niente male a pochi passi dalla base N.A.T.O. Avevo dieci anni quando conobbi questo tizio americano di due anni più grande di me: era divertente ed aveva un accento strano, mi insegnò a fare a pugni e ad usare le armi – solo ora posso comprendere quanto soffrisse. Suo padre era tipo un generale e doveva aver rotto il cazzo a qualcuno di parecchio potente negli States: un generale fascista, americano al massimo e “anti-spaghetti” che si ritrova a prestare servizio in Italia… non penso proprio che centri il caso o cose simili in questa faccenda. Sta di fatto che il tizio cade in depressione dopo un quarto d’ora nel bel paese, inizia a bere come un matto e a picchiare il figlio per ogni stronzata, obbligandolo ad imparare la lotta corpo a corpo e ad usare le armi. Non si poteva entrare in casa sua se non lo si salutava con il saluto militare. John, così si chiamava il ragazzo, aveva solo me. Probabilmente continuava ad insegnarmi le cose apprese dal padre solo perché vedeva che mi divertivo; per me era poco più che un gioco, ma per lui deve essere stata una tortura. Passavano gli anni e John mi iniziò alla droga, all’alcol, alle donne, ma anche alla letteratura, all’arte, al cinema; pensate che il suo sogno era di fare il regista di documentari di guerra per denunciarne gli orrori. Era uno spirito libero imprigionato in una gabbia di ottusità e JD. È da quando John è morto che non sopporto più i militari: eravamo io e lui nel suo garage, avevamo appena finito di fare due chiacchere con Marja ed erano state due chiacchere proficue, a giudicare dal nostro stato mentale; comunque stavamo parlando di non ricordo che fumetto, quando lui si avvicina a me, mi abbraccia e mi infila la sua lingua in gola… Sì cazzo, mi bacia! Io non sapevo cosa fare, nella mia mente era come vivere un giornaletto porno al contrario. Di solito, immaginavo di star al posto del maschio che si preparava a possedere la donna di turno, ma questa volto era lui ad essere l’uomo e io che subivo la sua forza. Non so dirvi se sono una checca. John continuava a baciarmi e mi stava togliendo i vestiti e io non sapevo cosa fare: John era una specie di idolo per me, era qualcuno a cui volevo un bene fottuto, forse io l’amavo ed è per questo che non sapevo cosa fare. La sua mano frugava il mio corpo in cerca del bottone dei jeans quando sentiamo la porta del garage aprirsi: il padre di John non gli ha lasciato neanche il tempo di spiegare, anche se qualsiasi parola non sarebbe bastata a fermare l’ira di quello stronzo. John si avvicino al padre come per proteggermi ricevendo in risposta un occhio nero e il naso rotto; il padre afferra la pistola, l’aveva sempre con se e mi guarda come se fossi la più grande feccia sulla faccia della terra. Mi gettai contro di lui e cercai di prendere il ferro, ma quel cazzone era forte ed era vera furia omicida quella che brillava nei suoi occhi. Naturalmente partì un colpo, e naturalmente la gola di John si trovava sulla traiettoria del proiettile. Il padre mollò la pistola e incominciò a piangere io cercai di salvare il mio amico, ma, chiaramente, fu tutto inutile. Incriminarono il generale per omicidio e mi sbatterono in una clinica psichiatrica per qualche mese, ma non è servito a un cazzo: non c’era niente di psicologico nel mio dolore, avevo perso un amico era normale essere tristi. Quando uscii iniziai a buttarmi un po’ giù: troppo alcol, troppa droga, troppe donne inutili, di quelle che non serve ricordarsi il nome; ma riuscii ad uscirne senza troppe difficoltà. Qualche anno dopo mi venne in mente questa idea di Antitesis; incominci a sottopormi ad un durissimo addestramento fisico, misi da parte un po’ di soldi che avevo, comprai illegalmente delle armi e delle munizioni, dei giubbotti antiproiettile e altra roba che mi sarebbe stata utile. Poi mi posi un traguardo, una sorta di prova del nove: andai nel penitenziario in cui si trovava il generale, riuscii ad entrare eludendo la sorveglianza, mi recai nella sua cella mentre stava dormendo… lui fu il mio primo omicidio volontario e fu anche l’unica volta che uccisi per piacere personale. Il giorno dopo il secondino trovò una macabra opera d’arte nella cella 23.
Okay, ora basta fare i sentimentali! Ho allestito uno spettacolo niente male per voi questa sera: mi trovo a N***** su di un grattacielo e vedo i miei trecentomila euro girare in una BMW a poche centinaia di metri. Faccio due calcoli veloci e mi preparo. State per assistere a qualcosa di folle, qualcosa che metterà a serio repentaglio la mia vita… ma che divertimento c’è altrimenti?
Okay, la macchina è nella posizione giusta. Mi lancio con una corda da bungee Jumping legata con un gancio ai miei piedi; è tarata per un peso superiore al mio, ma indosso un gilet d’acciaio con due ali di cartapesta attaccate alla schiena. Con una mano stringo la 44 e con l’altra sono pronto a slacciare la cinghia del gilet; la corda si ferma a circa 2 metri dal suolo, sono dannatamente fortunato; tutto si svolge in un attimo: guardo la mia preda negli occhi e leggo stupore, non è cosa di tutti i giorni vedere un uomo a testa in giù a circa due metri da suolo con delle ali di cartapeste quasi distrutte dalla pressione dell’aria che ti punta una pistola contro. Esplodo due colpi e slaccio il gilet prima che la corda mi faccia risalire. La pressione è tremenda e, per un attimo, mi sembra di svenire, ma resisto. Arrivo molto più in alto di quanto sperassi, il mio peso è diminuito notevolmente senza tutta la ferraglia che tenevo addosso; lascio cadere la 44, tanto né la pistola né i proiettili sono rintracciabili, afferro una pistola con un rampino e sparo sulla balconata del grattacielo, sperando che si afferri a qualcosa e la fortuna non mi tradisce. Salgo sulla balconata e prendo il binocolo. Lo so, dovrei scappare dato che ho tutto pronto per la fuga, lo so che è una follia perdere tempo, ma sono dannatamente curioso e l’immagine nel binocolo mi dice che ho fatto centro. Mi affretto verso l’interno del palazzo, questa è una struttura lavorativa e, a quest’ora, è praticamente vuota quindi non mi aspetto sorprese. Ho lasciato una delle moto sul retro del grattacielo, mi calerò da una finestra del primo piano, la polizia è troppo lenta e gli uomini del tizio staranno ancora pensando a cosa diavolo sia stato a sparare al loro capo. So di essere stato tremendamente teatrale e incosciente, ma deve essere niente male essere uccisi da un angelo acrobata, davvero niente male!

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~ di Charlie Brown 666 su marzo 11, 2007.

11 Risposte to “ANTITESIS”

  1. La dedica ad angeloacrobata mi sembra fin troppo chiara e quindi la prossima volta mi aspetto che Nylad ucciderà con un trespolo. Dimmi di sì….
    Cmq la cosa davvero più improbabile di tutto questo episodio è che Nylad riesca a colpire il bersaglio in quelle condizioni, cioè mentre sta precipitando, spara quindi slaccia la cinghia e poi estrae, prende la mira e spara il rampino. Dove lo ha preso tutto questo tempo? vabbè mi avevi avvisato dell’ assurdità che ci sarebbe stato in questo episodio, ma spero davvero che non ripeterai più cose del genere 😉 😉

  2. e una storia inventata a quanto capisco…
    non ti reggerebbe mai una corda da bungee Jumping…skerzo!come al solito sei un pazzo^_^
    bhe ricordati che non tutti hanno avuto la fortuna di poter avere una famiglia tranquilla…o meglio altri non c’è l’hannoo una famiglia…o peggio qualcuno le distrugge le famiglie…
    non finiremo mai di stupirci!

  3. Grazie per la dedica, anche se non ho capito il riferimento di Antoris al trespolo…
    Decisamente teatrale e decisamente improbabile (scusate la fretta ma scrivo da un internet point e qui il tempo E’ denaro)

  4. il vecchio antoris di cognome fa rispo, e per una bizzarra serie di storpiamenti da rispo si è arrivati a trespolo 😛

  5. Grazie per i chiarimenti charliebrown, adesso tutti sanno il mio segreto!

  6. ma qst e pura fantascienza O Magister meno male ke mi hai avvisato dell’assurdita del racconto,ma x qnt mi riguarda qst’assurdita è stato qll ke mi e piaciuto di qst capitolo.

  7. Ahaaa, finalmente il mio pc e niente più timer con conteggio minuti-euro (la qual cosa mi rendeva ancor più nervosa, se possibile, del dover sentire la respirazione ansante, stile maniaco, del tizio seduto vicino a me). Ordunque, a parte il fatto che ho avuto una brutta esperienza con i “trespoli” che sarebbe troppo lungo spiegare, volevo aggiungere che in quanto a teatralità e improbabilità stavolta siamo arrivati all’ennesima potenza, ma va bene così perchè il buon Buffardi ha già spiegato che non intendeva creare qualcosa di realistico ma anzi, al contrario, di vagamente “supereroistico”.

  8. Per Antitesis nn sarebbe meglio superACAZZISUOIismo???? Cmq c’è una piccola rosa per la mia lettrice più agguerrita!!!

  9. Merci, merci!
    E merci anche per l’ “agguerrita”, che è poco più che un eufemismo 😉

  10. ma t si bloccat?

  11. Wow è bellissimo, non ho mai letto niente di meglio..spero che preso uscirà un libro o un fumetto su questa storia!!!

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