ANTITESIS

di R.M. Buffardi

III

Mi sento…. etereo: è come fluttuare nel vuoto. È come se una meravigliosa droga si fosse impadronita dei miei sensi e della mia mente, facendomi sentire irreale, candido, sospeso. Tutto mi arriva sfocato, disturbato, indefinito e riesco a concentrarmi solo su uno dei miei cinque sensi. Attraverso la piccola porta di legno che ho davanti come se fosse la cosa più naturale del mondo… e mi ritrovo in un luogo che non avrei mai immaginato di vedere in prima persona: una sorta di pub, con molti tavolini rotondi. In fondo alla sala c’è un palcoscenico, e dall’altro lato c’è il bancone. Stasera c’è parecchia gente e sul palco c’è un tizio uguale a me che parla al pubblico. Nella sala si respira odore di whisky e sigarette, le luci sono soffuse, la voce del tizio è quasi ipnotica. Questo luogo io lo conosco, ma credevo esistesse solo nella mia mente: ogni volta che vi parlo, che vi racconto la mia vita, io vi immagino qui, di fronte a me e io mi immagino sul quel palco a regalarvi uno spettacolo scadente; solo che stasera io sono uno spettatore come gli altri, come tutti i miei pensieri. E da qui riesco a vedervi in volto. Lì c’è Franco Diodato, a cui ho piantato due pallottole nel cuore; più in fondo c’è Don Greco a cui ho tagliato la gola con un coltello da caccia e lì c’è il figlio del boss di C***** – brutta storia quella, era un ragazzo così giovane e bello… mi è dispiaciuto doverlo far esplodere con la sua macchina sportiva. Ci siete tutti cazzo! Tutte e centoquarantasette le mie vittime. Vi riconosco tutti. Le vostre facce, i vostri occhi, i capelli, i nasi, il taglio delle labbra, non ho dimenticato nessuno di voi. Ma, in fondo alla sala, c’è un tizio a cui non riesco a vedere il volto, il fumo della sua sigaretta lo nasconde perfettamente. Chi sei amico? Non ricordo il tuo nome. Mi avvicino pian piano all’uomo misterioso mentre milioni di domande si fanno largo violentemente nella mia testa: come faccio ad essere in un luogo da me immaginato? Come ci sono arrivato? Perché sono sia sul palcoscenico che in mezzo ai tavoli? E chi diavolo è questo tizio nascosto dal fumo? Proprio quando questa caterva di domande sta per seppellirmi nell’angoscia più nera, un bambino di circa otto anni mi tira la manica destra della giacca e mi indica una porta ovale in fondo alla stanza. Mi guardo intorno e mi accorgo che il me stesso sul palcoscenico ha smesso di parlare e che tutti voi mi fissate. Non so che fare. Mi sento come un attore che, sul più bello, si dimentica la sua battuta. Il tizio uguale a me sul palcoscenico prende parola.
<<Che diavolo stai facendo, idiota?>>
In sala risuona una lieve risatina.
<<Vuoi seguire il moccioso o ci vuoi far perdere tempo? Questa gente ha pagato caro il biglietto per questa sera! Avanti muoviti, non possiamo lasciare questi signori senza il piatto forte dello spettacolo!>>
Senza pensarci troppo, seguo il bimbo attraverso la strana porta. Mi ritrovo in un lungo corridoio che sembra essere l’ingresso di un palazzo di lusso. Il bimbo inizia a ridere e non ne capisco il motivo. Mi guardo meglio attorno e sento che questo posto mi è in qualche modo familiare, ma non riesco a ricordare… Mentre mi sforzo di scavare nella mia memoria per capire da dove sia nata questa sensazione di familiarità, i miei battiti cardiaci aumentano, una sensazione di tensione e di paura mi pervade, so che tra poco accadrà qualcosa… All’improvviso un rumore acuto dal fondo del corridoio attira la mia attenzione e alla sensazione di paura e tensione si aggiunge uno strano senso di dejà-vu: un ascensore spalanca le sue porte ai miei increduli occhi. Al suo interno, il corpo di un uomo enorme giace senza vita. La mia mente è come bloccata, il ricordo non riesce a riaffiorare, il mio corpo non risponde ai miei comandi, ho solo voglia di fuggire. Sento la risata di qualcuno, d’istinto mi giro: il misterioso spettatore si erge in piedi a pochi passi da me col volto ancora coperto dal fumo e mi rivolge una risata agghiacciante e beffarda. Sento una fitta di dolore al braccio destro: il bambino mi sta mordendo e, con una forza che non si addice alla sue età, mi sta staccando lentamente la carne dal braccio. Rivolgo lo sguardo al misterioso individuo quasi come se in lui ci fossero tutte le risposte, ma, al suo posto, vedo l’enorme uomo che fino a qualche secondo fa giaceva nell’ascensore: mi guarda con i suoi occhi spenti e, nella mano destra, stringe una pistola puntata alla mia fronte. Sono finito.
Mi risveglio in un bagno di sudore. Sono nel mio letto, il cuore mi batte a mille, il buio della stanza mi circonda e mi soffoca, il rumore del mio respiro è pesante e irregolare. Calmati Nalyd… era un incubo, solo un dannato incubo. Mi rialzo ed accendo la luce: la stanza è come era prima che mi addormentassi, tutto normale: non c’è nessuno. “Cazzo amico! Sono due giorni che non tocchi una sigaretta, è normale che tu sia nervoso!”, penso ad alta voce. Mi precipito alla scrivania e scavo nei cassetti con cieca disperazione, come se ne dipendesse la mia stessa vita. Finalmente trovo le paglie e l’accendino. Me ne infilo una in bocca e lascio che il fuoco faccia il suo dovere: so che questa merda mi ucciderà, prima o poi, ma non riesco a farne a meno. Il fumo scorre sublime nella mia gola e nei miei polmoni, i muscoli si rilassano, la mia mente si rilassa… mi godo la mia fetta di paradiso. Prendo un posacenere e mi stendo. Respiro il fumo ad ampie boccate e, lentamente, la sigaretta si consuma come lentamente si consuma la vita. E, come nella vita, se ne vuole sempre di più e non c’è un tiro che ti soddisfi a pieno. Non ho mai capito perché è così bello farsi del male! Che dopo la morte ci sia qualcosa di meraviglioso e noi sapendolo inconsciamente la seguiamo? Non lo so, non ne ho davvero idea. Ma è così dolce distruggersi…
Le lancette della sveglia indicano le sette del mattino; ho dormito solo poche ore, ma non riuscirò più a chiudere occhio, questo è sicuro. Finisco la paglia e mi alzo dal letto. Ho bisogno di una doccia, di un caffé e di qualcosa di sostanzioso da mettere sotto i denti. Evito di raccontarvi le mie imprese nel bagno: penso che non siano molto interessanti. Esco dalla doccia lavato e profumato, metto a fare il caffé e, nel mentre, mi vesto. Apro il frigo e la credenza per vedere se c’è qualcosa di decente da mangiare. Riesco a racimolare qualche biscotto e un po’ di merendine, sempre meglio che niente. Sto divorando il tutto con voracità, quando sento la porta dell’appartamento aprirsi. Non può essere Marius, lui avvisa sempre quando rincasa e solo io e lui abbiamo le chiavi. Afferro una bottiglia di vetro e mi nascono dietro la porta della cucina. Dopo qualche minuto il tizio entra. Esco fuori dal mio nascondiglio e sto quasi per colpirlo quando lo sento esclamare:
<<Ehi, ehi Nalyd! Sono io, sono Marius!>>
Mi fermo appena in tempo.
<<Cazzo amico! Hai rischiato grosso! Mi hai quasi fatto prender un colpo… perché diavolo non hai avvertito?>>
<<Scusa amico. Hai ragione, ma non era una cosa programmata, posso spiegarti tutto. Siediti e dammi un maledetto caffé che sto dormendo in piedi!>>
Marius mi rivolge un sorriso trionfante e mi guarda con quei suoi grandi occhi color smeraldo; si siede al tavolo della cucina e, con un cenno, mi invita a fare lo stesso.
<<Ieri stavo alla B****** per quel concorso per disegnatori…>>
<<Sì, e tu mi hai detto che saresti tornato tra tre o quattro giorni!>>
<<Aspetta, lasciami finire.>>
<<Ok, scusa.>>
<<Il concorso doveva durare effettivamente tre o quattro giorni, ma uno dei redattori mi ha notato e mi ha offerto subito un posto!>>
<<Vuoi dire…>>
<<Si, mio caro, mi hanno preso a lavorare per la B******!!!>>
Sorrido come un bambino la mattina di Natale.
<<Complimenti amico! Sono dannatamente felice per te! Su avanti, raccontami tutto e se tralasci anche solo un particolare ti tolgo il saluto!!>>
Parliamo per circa mezzora tra brioche, paglie e caffé a profusione. Marius sembra entusiasta per questo ingaggio e io non posso che essere contento per lui. Ad un tratto, me ne esco con la classica frase sbagliata nel momento sbagliato.
<<Allora amico, stasera si festeggia il tuo nuovo ingaggio! Ce ne andiamo giù al Samara a prendere un paio di rosse… e naturalmente offro io!>>
Il volto di Marius si incupisce.
<<Veramente… Cazzo amico…dovrei dirti una cosa importante… dopodomani mi trasferirò su a M***** e, quindi…>>
<<Vabbè, dopodomani. Abbiamo tutto il tempo per passare una sera a cazzeggio tra amici… no?>>
<<Senti Nalyd… il fatto è definitivo: devo andare su se voglio lavorare, quindi questi due giorni preferirei passarli con la mia famiglia… Questo ci porta ad un altro problema: io devo lasciare l’appartamento e quindi non pagherò più l’affitto e non dividerò più le spese con te. Naturalmente, questo mese pagherò tutto, non preoccuparti.>>
Lo guardo fisso negli occhi, respiro profondamente e gli rispondo.
<<Tranquillo: ho avuto un grande aumento questo mese al lavoro, quindi posso mantenere l’appartamento da solo, non ho bisogno che mi paghi il mese>>
Mi sento male ogni volta che devo mentirgli, davvero non lo merita.
<<Tu pensa solo a sfondare. Voglio vedere il tuo nome stampato su qualche fumetto in una fottuta edicola al più presto!>>
<<Ehi congratulazioni anche a te! Stai facendo carriere in fretta al tuo ufficio…>>
Dopodichè, per alcuni istanti, nella cucina piomba un silenzio opprimente e innaturale. Entrambi abbassiamo lo sguardo, non è mai facile dirsi addio… Per fortuna Marius rompe il silenzio. Fosse stato per me, sarebbe durato in eterno.
<<Mi mancherà vivere con te, ma… basta fare i sentimentali del cazzo, a noi non si addice mica! Comunque scenderò spesso, sai? E poi devo venire a prendere tutta la roba che ho qua. Non è certo un addio!>>
Sorrido.
<<Hai ragione, cavolo! E poi qualche volta, se non disturbo, potrei venire a trovarti io. Però mi devi promettere che la prossima volta che ci becchiamo festeggiamo!>>
Marius sorride.
<<Cazzo, è la stessa cosa che stavo per dirti io!>>
Ci abbracciamo e ci salutiamo e pochi secondi dopo Marius esce dalla porta blindata dell’appartamento. Sono abituato al silenzio, mi piace la solitudine e non mi troverò male a stare da solo… Ma mi mancherà quel testa di cazzo!
Il resto del pomeriggio passa lento e senza avvenimenti particolari: leggo un po’ il Candido di Voltaire, guardo i cartoni in tv (li adoro), fumo un sacco di paglie, ascolto il mutismo del telefono… roba normale. Verso le otto scendo di casa e vado al Samsara a vedere se c’è qualcuno, a bere una pinta di rossa, ad evadere da quelle dannate quattro mura… a fare un giro, insomma. Entro nel locale e mi avvicino al bancone. Non c’è nessuno che conosca stasera, sarà che è molto presto. Mi siedo su di uno sgabello e ordino una rossa al barista che prontamente me la serve. Mentre sto tranquillamente bevendo, qualche idiota mi da una pacca sulla schiena facendomi versare un bel po’ di birra sul bancone. Mi giro e vedo la folta chioma del Loiga.
<<Cazzo, coglione! Hai visto che hai combinato?>>
Il tizio mi guarda e sorride.
<<Non ti preoccupare… offro io il secondo giro.>>
Loiga è uno dei miei Amici con la A maiuscola. Non è uno di quei tipi che dice di essere amico e poi ti pugnala dietro senza nessuno scrupolo… lui te lo dice che ti pugnalerebbe alle spalle. Mi trovo bene con lui, abbiamo molte passioni in comune, soprattutto una: le katane. Siamo entrambi appassionati di armi da taglio e siamo affascinati da questa spada così strana rispetto a quelle occidentali, bilanciata in modo diverso, con un sistema di impugnatura diverso, costruita on una tecnica completamente diversa. E poi entrambi ci siamo innamorati di Uma Thurman in Kill Bill. Loiga è di famiglia ricca e vado spesso da lui per allenarmi un po’ con le katane, a bere del buon vino della cantina del padre, fumare qualche innocua droguccia e a sentire le perle tirate fuori da quella mente geniale, schizofrenica e bacata. Adoro questo tizio e la sua follia, adoro la sua schiettezza e il suo “Parlare in faccia”, adoro la sua genuinità e la sua cattiveria… Sì, posso dire che lui è un mio vero amico!
Si siede affianco a me e iniziamo a parlare del più e del meno. Il discorso è poco consistente, perfetto per accompagnare i numerosi giri di birra che consumiamo: alla prima pinta il discorso è del tipo “Perché, compare, vorresti dire che George Clooney è adatto a interpretare Bruce Wayne? Dai, non gli somiglia per un cazzo!”
Arrivati alla settima rossa le nostre sono solo parole dette a caso su argomenti di cui non sappiamo nulla: “Secondo meh Eliciabbetta prima era un grran trrroione! Regina vergine mph! Ti dico che scecondo me era vergine nelle orecchie!”.
Mentre le parole nascono autonome dalla nostra volontà e mentre il discorso raggiunge il grado di paradossale, vedo entrare dalla porta del locale la mia assoluta passione, la mia Dea: lunghi capelli color dei corvi scendono leggeri sulle piccole ed esili spalle, occhi di ghiaccio oltrepassano la mia carne e giocano a rimpiattino con la mia anima, pelle liscia come seta e bianca come la neve invita la mia fantasia in un gioco proibito; indossa un vestito corto e succinto che lascia davvero poco all’immaginazione – è un peccato: io adoro immaginare. Guardo il Loiga e lui mi fa cenno di andare. Io mi alzo e mi avvicino a lei. Sono sicuro che il mio amico non si offenderà, non lui, non il Loiga. Non l’ho vista entrare, la sbornia ha lasciato il campo al desiderio: sono lucido e il mio obbiettivo mi è chiaro. Più mi avvicino a lei più il mio Es menda impulsi che il mio Superio non può bloccare. La immagino nuda, la immagino sul bancone del Samara, la immagino mentre facciamo l’amore e immagino che sarebbe bellissimo come sempre. Pregusto quella sensazione di puro e malvagio che mi pervade quando sto con lei, pregusto il sapore della sua pelle, delle sue labbra, del suo seno; pregusto l’odore dei nostri corpi sudati. Sono a pochi passi da lei. Le sorrido e lei fa lo stesso. Ora niente mi può fermare, ora so che lei mi vuole quanto io voglio lei. Stanotte sarà grandioso, stanotte sarà nostra, stanotte saremo io e te, amore mio…
Un suono petulante ed insistente cancella l’incantesimo dei nostri sguardi. Dannazione, è il mio cellulare ed è Tk. Devo rispondere.
<<Ehilà bello!>>
<<Che c’è?>>
<<La tua mammina ti ha trovato un bel giocattolino fecondo d’oro!>>
Rispondo a malincuore.
<<Dove?>>
<<A casa mia, ovvio!>> Attacco e supero la mia Dea senza guardarla negli occhi. Immagino il suo sguardo deluso nascondendo il mio.
Tempismo perfetto Tk… davvero perfetto, cazzo!

Advertisements

~ di Charlie Brown 666 su febbraio 11, 2007.

8 Risposte to “ANTITESIS”

  1. Ehhh quanta poesia sei sato capace di cacciare, cmq credo ke dovresti rendere un pò più coerenti le vicende perkè ho la sensazione ke mi sfugga qualcosa…ma nn riesco a capire cosa

  2. Ehm Antoris, non so come dire… ma… l’hai letto il titolo???? Che c’entra la coerenza con Antitesis?????????

  3. ehehehe…confessa, caro Buffardi, che temevi il mio intervento….
    Ebbene si! Sono di nuovo tra le p…ehm, tra i piedi! Ma stavolta non ho molto da dire…
    Bello l’incubo, bello il pubblico formato dalle sue vittime. Peccato che il muscolo più forte del corpo umano sia indiscutibilmente il mastoide, per cui un morso dato da un essere umano, anche se di soli 8 anni, fa un male bestiale senza doversene stupire più di tanto.
    Quella che segue invece non è il solito appunto pignolo, ma una considerazione puramente personale: povero Antitesis, innamorato perso, con il lavoro che fa…

  4. Carissimo AngeloAcrobata, aspettavo con anzia il tuo commento!! Sono contentissimo che ti sia piaciuto il terzo capitolo e, prontamente, risponderò al tuo commento: diciamo che lo strano stava nel fatto che la porzione di carne strappata era eccessiva, vabbè colpa mia non l’ho detto!! Cmq non ho mai parlato di amore: è una cosa un pò strana quella tra Antitesis e la sua ” Dea”… si vedrà nelle prossime puntate!!! Ti ringrazio ancora e continua a seguirci

  5. Ielacc e brav….ormai sei stato cazzo di appassionarmi……ogni singola domenica vengo kua’ a vedere il tuo rakkonto e brav…..e poi giustamente faccio copia e incolla e me li conservo e un giorno diro’ kuesto storia l’ho scritta io……i ke mostr…..si ma ke cazzo kuando entra in gioko kualke cameriera?!?;)…ciaociao
    M@rç0

  6. @ Buffardi: in effetti l’entità del morso è poco chiara, ma puoi correggere, no?

    Antitesis parla da uomo innamorato, ma l’amore ha mille facce…

  7. Grande Massi!!!!!
    FENOMENALI PIPPAROLI!!

  8. wa ke ngripp ke strunz fatti prima la bruna e poi vai da TK.cmq massi nn mi deludi mai

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: