Il castello errante di Howl: l’incanto del molteplice nei fantastici viaggi di Miyazaki

Howl's Moving Castle

Il cinema di Hayao Miyazaki continua a mostrarci, film dopo film, un universo che pone la sua caratteristica fondante nell’alterità. Il linguaggio animato del grande maestro giapponese non cerca mai la sintesi, né è mai sfiorato dalla tentazione di semplificare il reale da mostrare. L’immediatezza e l’accessibilità non sembrano interessargli, proprio in quanto la sua arte tende con lucida ostinazione a moltiplicare e intrecciare i piani di lettura. La realtà è irriducibile a qualunque chiara leggibilità, percorsa com’è da dicotomie laceranti, votata alla coesistenza tra opposti e all’accettazione della sua stessa natura multiforme. Nel mondo di Miyazaki, tracciare una netta linea di confine tra il magico e l’umano, tra il bene e il male, diventa un’operazione impossibile. E scorretta. Un mondo apparentemente contraddittorio, in qualche modo speculare a quello in cui viviamo, ma che al tempo stesso lo rifugge, lo idealizza, o viceversa, lo trasforma in un inferno prossimo venturo. Questo universo si regge su fondamenta impossibili, su meccanismi che sfuggono alla ragione, eppure alla ragione fanno appello, come gli strani macchinari pre-tecnologici che nostalgicamente rimandano alle epopee paleo-industriali narrate da Jules Verne. Il talento visivo del regista giapponese, erra per i paesaggi di un passato indefinito, ed indefinibile, tormentato però dall’incubo moderno della guerra (che trasforma tutti in mostri), si sofferma dolcemente sui suoi personaggi. Opera vibrante e cromaticamente densa, traboccante di immaginazione e strutturata su più livelli di significato, attenta a descrivere la circolarità del tempo e il continuo divenire dell’esistenza, il film racconta le fasi della maturazione personale dei suoi protagonisti, con uno sguardo lucido e al tempo stesso poetico e delicato.
La prima volta che vediamo Sophie è ferma, seduta ad un tavolo da lavoro, nel retrobottega di una modesta cappelleria di quartiere, i capelli costretti in una treccia. L’ultima sequenza del film la vede scomparire nel cielo a bordo di un castello volante, tra le braccia di un mago innamorato, i capelli, liberi, color delle stelle. L’eroina del film, la giovane e dolce Sophie, è un personaggio che si esprime e si qualifica nel suo incessante mutare, nel suo continuo errare. Rassegnata e timida, la piccola cappellaia, forzata all’immobilità di un’esistenza umile e silenziosa, cammina per la città e si sente brutta, insignificante, infelice. Incontra il mago Howl, fuggevole e misterioso, desiderato e temuto, poiché si ciba del cuore delle sue innamorate, ed il suo viaggio inizia (il primo volo sopra i tetti della città, mano nella mano con il bellissimo Howl, non è che una magica iniziazione).
La terribile maledizione della Strega delle Lande non trasforma la fanciulla, ma riduce alla fisicità l’idea che Sophie ha di se stessa, ce la mostra così come lei stessa si vede (significativa la scena davanti allo specchio): sgraziata, brutta e senza futuro, quindi vecchia. Nascosta da questa maschera, che lei stessa si impone per proteggersi dal mago, Sophie raggiunge il Castello errante di Howl, certa che egli non attenterà al cuore di un vecchietta. Sarà il suo amore per lo stregone a trasformarla, a farle conoscere e riconoscere la sua stessa bellezza. Ciò che cambia e continua a cambiare, è la percezione che il personaggio ha di se stesso. Il coraggio di amare e di essere amata, la volontà di inseguire i propri sogni, e la forza di accettare ed esprimere se stessi, questi i filtri magici che infine doneranno a Sophie il suo vero aspetto, la rotta del suo viaggio. Un viaggio che inizia e che continua affianco di Howl, oscuro e luminoso come i bizzarri gioielli ed amuleti esposti nella sua stanza, frivolo ed elegante come il taglio dei suoi abiti. Howl vive-viaggia nel suo castello errante, perché non appartiene (non vuole appartenere) a nessuno, essere raggiunto da nessuno, non vuole trasformarsi in un mostro. Fugge la guerra, quindi fugge la realtà, e per farlo si muove continuamente, si trova sempre ovunque: in un mondo sconvolto dall’odio e dalla paura, errare è l’unico modo per rimanere se stessi, e quindi sopravvivere. Il mago non riesce ad entrare nel reale, non riesce a comprenderlo e ad amarlo, perché il suo cuore brucia fra le braccia del demone Calcifer (suo prigioniero ed insieme carceriere). Irresistibile ed egoista, vanitoso e indipendente, Howl è forse un’ambigua ed affascinante rappresentazione dell’essere artista. Un individuo che rinuncia al suo cuore (quindi ad ogni legame e vincolo affettivo) per ottenere straordinari poteri (magici), per obbedire alle proprie aspirazioni, per fuggire le responsabilità e il dolore del mondo che lo circonda. L’artista che vuole evadere e superare la realtà, ma che della realtà non può fare a meno per esercitare fascino e potere, che dalla realtà (l’umana Sophie) viene raggiunto e conquistato.
Tra spaventapasseri incantati e terribili uomini gomma, Miyazaki descrive con lirica e raffinata maestria un mondo sospeso tra il passato e il futuro, tra il quotidiano (bellissima la prima colazione al castello o l’asciugatura del bucato in riva al lago) e il fantastico, nel quale l’apparenza cela il reale significato delle cose, così come confonde e trasforma il vero volto dei personaggi. Personaggi di luce e di ombra, mai uguali, mai banali, ritratti nel loro difficile (a volte doloroso) processo di formazione-affermazione, nel loro viaggio alla scoperta di se stessi.
“I mutamenti dell’animo, a questo mondo, sono continui”, continuo è l’errare di Howl e Sophie. E il loro castello li segue e li guida, rifugio e ingresso per mondi straordinari, tempio del viaggio e dell’amore, della scoperta e della fantasia.

F.

Annunci

~ di Charlie Brown 666 su gennaio 28, 2007.

26 Risposte to “Il castello errante di Howl: l’incanto del molteplice nei fantastici viaggi di Miyazaki”

  1. cara f. giuro ke vedrò il film.vieni a trovarci presto, devo kiederti alcune cose.

  2. Bellissimo articolo, davvero stupendo! Devo procurarmi assolutamente il numero di Kappa Magazine dove è stato pubblicato l’omonimo manga, spero di trovarlo ancora in fumetteria! Miyazaki rules!

  3. Uao niente male davvero, penso prp ke andrò a vedere questo film…

  4. Cioè… non limitarti a pensarlo… IMPONITELO! 😀

  5. signore e signori pipparoli siete fantastici!!!complimenti x il sito…è grandioso!continuate così..e guardate il film! a presto F.

  6. Io il film l’ho visto, m’è pure piaciuto, ma a mio parere Spirited Away (ovvero il film precedente dello studio Ghibli) non ha confronto finora…

  7. bell’articolo F.!!!!! un bacio ai pipparoli!!!!

  8. @ F. : Grazie mille!!! Continua a visitarci, un bacione! 😀
    @ AngeloAcrobata: La Città Incantata è veramente magnifico. Non lo direi migliore di questo, però. Ci sono cose che mi sono piaciute dell’uno e cose che mi sono piaciute dell’altro! 😉

  9. Lo vedo e poi vi dico 😉

  10. Dico solo una cosa: Lo spirito del ravanelo.
    Vabbè, ne dico due: Il senza-nome

  11. Meravigliosa recensione. Bangherang F.!!!!

  12. BANGHERAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAANG!!!!!!
    (ormai è stato inserito il “Bangherang” nel S.I. come unità di misura della bellezza di un blog)

  13. “Nel 2007, un gruppo di scienziati italiani denominati “Pipparoli” si è riunito in congresso con importanti fisici internazionali per aggiungere al Sistema Internazionale una nuova grandezza: “La bellezza di un articolo”, la quale unità di misura è il “Bangherang”.”

    😀 2 Bangherang per il nostro mitico PippaGuest F. !!!

  14. @ThunderTeaser: il mio non era un ordine, una Verità assoluta e immutabile. Dico solo che mentre Spirited away veniva proiettato sullo schermo io me ne stavo sprofondata nella poltrona del cinema a bocca spalancata, mentre invece il castello errante non m’ha fatto lo stesso effetto… sarà che quel pomeriggio la sala era piena di bambini vocianti (ce ne fosse stato anche solo uno fermo e buono al suo posto…). Il che mi porta alla domanda: quando in Italia impareremo che film d’animazione NON è necessariamente = film per bambini?! Sempre per restare in tema studio Ghibli, a chi salterebbe in mente di far vedere a un bambino “la tomba delle lucciole”?!

  15. @ AngeloAcrobata: Mi sa che hai proprio ragione per quanto riguarda Una Tomba Per Le Lucciole. Lo vidi solo una volta (prima che si sgretolò il cd pezzotto che masterizzai…) ma ne rimasi veramente colpito. La crudezza delle immagini è così alta che il film non potrebbe mai essere presentato a un pubblico minorenne.
    Mi sa che è proprio un problema di pregiudizi associare animazione a bambini. Poche persone (intelligenti) sanno che anche manga e anime sono forme di cultura, nuovi metodi per comunicare qualcosa che in qualsiasi altra forma non avrebbe lo stesso effetto. Passeranno anni prima che tutti possano accorgersene. Intanto mi fa piacere che gli anime trasmessi su MTV siano preannunciati da un avviso di non adattezza ai minori, è già qualcosa, magari qualche adulto ignaro si sarà chiesto il perché.

  16. Pensavano fosse un Hentai…

  17. Il 99,9% degli italiani non sa nemmeno cos’è un hentai, ma un cartone animato non ha bisogno di essere porno per non essere adatto ai minori o se non altro non poter essere goduto appieno dai più piccoli.
    Penso “anche solo” al lavoro che c’è dietro… Lo studio Ghibli ad esempio usa tuttora pochissima computer graphic e quel poco che c’è sono tutti programmi fatti su misura, appositamente per loro. Il che, rispetto a certa spazzatura che si vede in giro, è un miracolo

  18. Non sanno cos’è un hentai, ma lo usano lo stesso…

  19. ma quindi esiste anche il fumetto oltre il libro e il film?

  20. Secondo me la trama era fatta abbastanza bene,dico così perchè
    ho visto il film e ora in confronto con la trama sono davvero soddisfatto perchè coincide bene; Davide da Genova(città).

  21. adoro questo film è stupendoooo.. ❤ ^^

  22. With havin so much content and articles do you ever run into any problems of plagorism or copyright infringement?
    My website has a lot of unique content I’ve either written myself or outsourced but it looks like a lot of it is popping it up all over the internet without my permission. Do you know any solutions to help protect against content from being stolen? I’d certainly appreciate it.

  23. As an major gaming fan, I simply wished to pop you a brief note to say thanks
    for placing this up.

  24. Complimenti! Ammiro l’analisi fatta sul personaggio di Sophie, oculata e interessante.

  25. Articolo a dir poco fantastico.

  26. Splendido articolo, complimenti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: